Parliamo di birra e vino...

sembola

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Tanto per aggiungere un elemento: poco fa son passato dalla coop a comprare un paio di cose ed una bottiglia da 500 ml di Pilsener Urquell, "LA" pilsner per eccellenza, costa 1,89 euro... ed è un prodotto industriale, per quanto di qualità indiscutibile.
 
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Iniziata la 3gg…pensavo di incontrare qualcuno di voi…poppanti…

provate tutte IPA e DIPA di birrifici top:
Foglie d’erba
MC77
Radiocraft
Crak
AltaVia

Mia moglie invece con i suoi gusti “misti”…
Batzenbräu
2 Fusti
Radiocraft
Cantina Errante
Lambrate

totale 1litro a testa…oggi si replica…

 

vaitus

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Altavia sempre una garanzia fa pure rima

Complimenti alla moglie secondo me Batzenbräu è al livello dei birrifici esteri (infatti sono Tirolesi ), fra le altre la gosexy TOP

 
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È giù un mio amico di riding e io non sono potuto venire!!
Vabbeh, sono in pausa riding, alla fine vado in birrificio a consolarmi, divertitevi!!
 
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Andrea80bz

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Non so voi, ma io quando bevo una birrona o un bicchiere di vino la sera, il giorno dopo vado sensibilmente più forte sia in bici che di corsa. Sarà placebo ma mi sembra strano.
 

sembola

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Mai trovata una IGA che mi sia piaciuta, nel migliore dei casi sembra un rosè venuto male, a quel punto meglio investire in un buon calice di vino.
Il problema delle IGA è lo stesso di tutte quelle tipologie che orbitano molto lontane da quella che è per noi la "tradizione" della birra, vale a dire la classica pils/lager: sono "diverse". A me certi stili piacciono proprio perchè "diversi dal solito", per altri possono apparire "troppo diversi", come disse la zia di mia moglie assaggiando la Bourgogne de Flandres a Brugge "questa non sembra neanche birra...". E lo disse in modo positivo, che la birra gli piace poco perchè amara... e meno male che non gli ho fatto provare una lambic .

Naturalmente al netto della capacità (non sempre presente) dei produttori a realizzare un qualcosa di effettivamente corretto ed equilibrato, sia da un punto di vista tecnico che di gusto. Cosa che però putroppo vale anche per birre più "semplici" e dall'identità consolidata... per tornare alla questione dei prezzi di cui parlavamo qualche tempo fa il problema non è tanto (solo) il costo della lattina/bottiglia ma soprattutto la qualità di quello che c'è dentro, che "artigianale" non significa automaticamente "buono" o "ben fatto".
 
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Bene, tirando le somme siamo rimasti soddisfatti di aver fatto il pass x 3gg…abbiamo potuto assaggiare e provare molti birrifici e tipologie diverse, chiudo con 4 litri bevuti in circa 20 birrifici.
Ne ho provate di IPA, Session IPA, Double IPA, Imperial IPA, NeIPA, Doubbel e Triple per me…la signora invece è andata di Gose, Sour, IGA e fermentazione spontanea…a questo giro nessuna Stout non era nelle sue corde.

Secondo me Crack un pochino sottotono, una garanzia Ritualab e Radiocraft, bella sorpresa 2 fusti e Cantina errante…molte meno Black IPA rispetto allo scorso anno, spesa un po’ più dello scorso anno, tra ingresso, cibo e birra circa 120€ a testa…
 

vaitus

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Il problema delle IGA è lo stesso di tutte quelle tipologie che orbitano molto lontane da quella che è per noi la "tradizione" della birra, vale a dire la classica pils/lager: sono "diverse".
Non siamo a livello IGA di cui sono proprio un hater ma a me pils e lager non fanno impazzire, non le bevo mai, e non credo si possa accomunare la IGA, per me puro marketing, a ciò che in Italia è ritenuto "diverso" ma che all'estero ha centinaia d'anni di storia.

Sono daccordo sull'importanza dell'aspetto diversità, ma per me non rispetto alle classiche (ma è tutto relativo al punto di vista, la Bourgogne de Flandres, che amo, per un Fiammingo è la classicità) pils e lager, dato appunto che non le bevo, quanto piuttosto sull'alternare a distanza ravvicinata birre dai gusti molto diversi tipo IPA\sour\triple\weisse\geuze ecc, cosa che invariabilmente mi porta a trovarne qualcuna meno gradevole; quindi è mia abitudine bere lo stesso stile senza digressioni per un certo periodo di tempo (cosa che ho fatto anche con la IGA), mi ci vogliono almeno un paio di bevute per "fare il palato" e con le successive apprezzo gli altri "livelli" di gusto (quando ci sono), per me è il gusto che comanda e apprezzo stili molto diversi tra di loro, ma non per la loro diversità, per il loro gusto!

Non è quindi un problema di diversità e credo nemmeno di esecuzione, per me la IGA non è proprio valida come idea e come prodotto in generale, la ritengo appunto una trovata di marketing mal riuscita, anche nel nome per niente originale, che non mi sembra abbia preso piede né in Italia dove nasce né tantomeno all'estero dove non si ha certo paura di sperimentare.
 
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Non è quindi un problema di diversità e credo nemmeno di esecuzione, per me la IGA non è proprio valida come idea e come prodotto in generale, la ritengo appunto una trovata di marketing mal riuscita...
Mi permetto di far notare che l'aggiunta di frutta è una pratica antica, basti dire che gli egizi usavano i datteri per alzare il tasso zuccherino e quindi il grado alcolico.
Certamente il marketing ha un influenza, ma ce l'ha sempre e a prescindere in qualsiasi prodotto. Non vedo perchè usare un'aggiunta locale sia più grave che ficcarci quantità assurde di luppoli di un altro continente...


, anche nel nome per niente originale
Beh, una "ale" con dentro "grapes" concepita in Italia come la vogliamo chiamare? Sono "etichette" che rendono semplice la comunicazione, alla fin fine è solo un nome. Sempre che si parli di definizioni coerenti al prodotto, ovviamente.


, che non mi sembra abbia preso piede né in Italia dove nasce...
E qui torniamo a quanto scrivevo ieri. Io e te non siamo i consumatori medi nè di birra in generale nè di birra artigianale, per "prendere piede" devi piacere ai grandi numeri, cosa che è oggettivamente più facile con prodotti meno "diversi". Per dire, prendi la lista dei birrifici e delle birre di EurHop e conta le sour o le birre "di grano" ad uso nordeuropeo. Oppure dimmi se in Italia hanno mai "preso piede" tipologie come tripel, sour o gueze che tu invece hai esplorato. Per come la vedo io "non prendere piede" deve avere un valore solo dal punto di vista commerciale e non può avere una connotazione valoriale.


né tantomeno all'estero dove non si ha certo paura di sperimentare.
Io ne ho bevute di fatte a Rotterdam (con uva tedesca), in Belgio (con uva tedesca o francese) e perfino dal Vermont con uva locale. Ovviamente chiamate "grape ale" e non Italian. Prodotti di nicchia pure lì, nè più nè meno come tutto quello che esce dai canoni del consumo "di massa", basti dire che le birre trappiste, quelle che sono considerate "le birre belghe" per eccellenza in quel paese rappresentano la bellezza del 4,5% del mercato...
 
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Cmq al festival era bello vedere poggiati sullo stesso tavolino 4/5 bicchieri di persone diverse, con tutte birre differenti sia x colore che x stile e ho notato che in molti vanno di birre "facili" e beverine, quindi che coprono più la "massa"...come Bock o Pils o Lager, stili per me ormai "superati" da gusti più di nicchia.

Di certo quando facemmo il corso, il tizio disse che la birra più difficile da produrre è proprio la Pils...dove si possono confrontare praticamente tutti i birrifici e assaporare proprio errori o inesattezze della ricetta originale....
 
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Si l'aggiunta di frutta è pratica antica di millenni che potremmo far risalire ai Sumeri che usavano i datteri, ma senza tornare così indietro e restando all'uva, in Belgio ho provato la Lambic che Cantillon produce e non ha nulla a che vedere con le IGA italiane, usano l'uva fresca e non il mosto (così come molte delle grape ales estere).