Leggo sempre con un certo distacco le considerazioni su cosa si può fare e cosa si sarebbe potuto fare. Per certi aspetti l'impresa spaziale è simile ad altre imprese industriali.
Quando hai in mano il prodotto, da persona che non ci ha lavorato, pensi al perché di certe scelte. Si incorre nell'errore di credere che tutto sia stato congegnato con un'idea ben chiara fin dall'inizio e che le decisioni prese in modo logico abbiano assestato in prodotto ottenendo il risultato che vediamo. Non è così, in genere. Incorrono molti fattori che deviano il corso di un progetto, tanti di natura economica e, nel mio settore, di natura anche politica.
Ottenere il denaro necessario a sviluppare un veicolo come quello che vedete non è facile e bisogna per forza di cose scendere a patti con le aspettative dei finanziatori. Aspettative anche politiche, di tempi di incasso dell'investimento, di natura degli obiettivi. Del tipo che devi arrivarci in un certo momento perché mi fa comodo a livello di immagine (vedere capitolo elezioni) e devi arrivarci in un certo modo perché altrimenti sembra qualcosa di già fatto (non importa se non è così; per certe persone conta come il pubblico riconosce i risultati dell'impresa e il valore scientifico passa in secondo piano).
In tutto questo l'industria fa anche da mediatrice, tra le necessità e le esigenze tecniche, tra le richieste politiche e quelle della scienza.
Perciò tante volte mi fa un po' sorridere chi accosta un'impresa come quella che vediamo in questi giorni ad un'altra. Apollo con Artemis ha in comunque soltanto lo Spazio e la Luna, per dirla con franchezza a coloro a cui sembra soltanto minestra riscaldata, per una serie enorme di motivi che spaziano in ogni campo tecnico, scientifico e finanziario.
Allo stesso modo sono entusiasta quando vedo certe ipotesi sull'uso di tecnologie emergenti, ma anche cauto perché conosco ormai bene tutte le implicazioni, non solo tecniche, di adozione.
La propulsione è uno dei temi di grido, perché l'unica che può effettivamente ridurre i tempi di missione. Peraltro le soluzioni richiedono tanti anni di sviluppo. Il VASIMR citato era in corso di sviluppo avanzato quando mi sono laureato. Sono passati 20 anni. Lo Spazio è lì, 20 anni possono essere niente per certe tecnologie, perché devono trovare fondi, volontà politica, fortuna (qualche volta si incappa in ostacoli quasi insormontabili se non tali). Testare una macchina del genere prima di metterci sopra un essere umano non è come fare un giro di pista.
Le implicazioni sono enormi, anche umanamente parlando, e non si ha la fortuna di giocare sui grandi numeri, si lavora su dei prototipi.
Insomma è tutto moooolto più complesso di quello che sembra da fuori, un po' come in tanti altri settori più o meno esotici della tecnica e dell'industria.