Artemis II: intorno alla luna

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albatros_la

Biker paradisiacus
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Nessun essere vivente è mai stato nello spazio profondo per poco più di qualche giorno non se ne conoscono gli effetti sull'organismo oltre ai pericoli conosciuti già di per sé ancora senza soluzione.
Certo non si può mai sapere, ma ciò che si conosce è già abbastanza limitante da rendere l'impresa molto difficile. A livello di gravità, comunque, stare sulla ISS o viaggiare verso Marte è praticamente equivalente. Ciò che cambia è appunto l'esposizione alle radiazioni, perché non c'è il campo magnetico terrestre a proteggere. Oltre a queste cose, come dicevo, ci sono una ridda di problemi sociologici e psicologici. Direi che è abbastanza senza scomodare altro. Peraltro di missioni senza l'uomo ne sono state fatte parecchie, quindi si sa già molto.
 

stefanocucco83

Biker ciceronis
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Aggiungo che oltre ai problemi dovuti alle radiazioni, un altro grandissimo problema che avrebbero eventuali esseri umani sulla Luna, è la polvere! Per le attrezzature, strumentazioni, ma anche per l'essere umano, è deleteria.
Anche su Marte ci sarebbe lo stesso problema, ma sinceramente io la vedo ancora una roba da libri di fantascienza e non penso ci metterà mai piede un essere umano.. ovviamente sarei ben contento di essere smentito! :-|
 
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albatros_la

Biker paradisiacus
25/6/09
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Leggo sempre con un certo distacco le considerazioni su cosa si può fare e cosa si sarebbe potuto fare. Per certi aspetti l'impresa spaziale è simile ad altre imprese industriali.

Quando hai in mano il prodotto, da persona che non ci ha lavorato, pensi al perché di certe scelte. Si incorre nell'errore di credere che tutto sia stato congegnato con un'idea ben chiara fin dall'inizio e che le decisioni prese in modo logico abbiano assestato in prodotto ottenendo il risultato che vediamo. Non è così, in genere. Incorrono molti fattori che deviano il corso di un progetto, tanti di natura economica e, nel mio settore, di natura anche politica.
Ottenere il denaro necessario a sviluppare un veicolo come quello che vedete non è facile e bisogna per forza di cose scendere a patti con le aspettative dei finanziatori. Aspettative anche politiche, di tempi di incasso dell'investimento, di natura degli obiettivi. Del tipo che devi arrivarci in un certo momento perché mi fa comodo a livello di immagine (vedere capitolo elezioni) e devi arrivarci in un certo modo perché altrimenti sembra qualcosa di già fatto (non importa se non è così; per certe persone conta come il pubblico riconosce i risultati dell'impresa e il valore scientifico passa in secondo piano).
In tutto questo l'industria fa anche da mediatrice, tra le necessità e le esigenze tecniche, tra le richieste politiche e quelle della scienza.

Perciò tante volte mi fa un po' sorridere chi accosta un'impresa come quella che vediamo in questi giorni ad un'altra. Apollo con Artemis ha in comunque soltanto lo Spazio e la Luna, per dirla con franchezza a coloro a cui sembra soltanto minestra riscaldata, per una serie enorme di motivi che spaziano in ogni campo tecnico, scientifico e finanziario.

Allo stesso modo sono entusiasta quando vedo certe ipotesi sull'uso di tecnologie emergenti, ma anche cauto perché conosco ormai bene tutte le implicazioni, non solo tecniche, di adozione.
La propulsione è uno dei temi di grido, perché l'unica che può effettivamente ridurre i tempi di missione. Peraltro le soluzioni richiedono tanti anni di sviluppo. Il VASIMR citato era in corso di sviluppo avanzato quando mi sono laureato. Sono passati 20 anni. Lo Spazio è lì, 20 anni possono essere niente per certe tecnologie, perché devono trovare fondi, volontà politica, fortuna (qualche volta si incappa in ostacoli quasi insormontabili se non tali). Testare una macchina del genere prima di metterci sopra un essere umano non è come fare un giro di pista.
Le implicazioni sono enormi, anche umanamente parlando, e non si ha la fortuna di giocare sui grandi numeri, si lavora su dei prototipi.

Insomma è tutto moooolto più complesso di quello che sembra da fuori, un po' come in tanti altri settori più o meno esotici della tecnica e dell'industria.
 
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Domenic - B

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Leggo sempre con un certo distacco le considerazioni su cosa si può fare e cosa si sarebbe potuto fare. Per certo aspetti l'impresa spaziale è simile ad altre imprese industriali.

Quando hai in mano il prodotto, da persona che non ci ha lavorato, pensi al perché di certe scelte. Si incorre nell'errore di credere che tutto sia stato congegnato con un'idea ben chiara fin dall'inizio e che le decisioni prese in modo logico abbiano assestato in prodotto ottenendo il risultato che vediamo. Non è così, in genere. Incorrono molti fattori che deviano il corso di un progetto, tanti di natura economica e, nel mio settore, di natura anche politica.
Ottenere il denaro necessario a sviluppare un veicolo come quello che vedete non è facile e bisogna per forza di cose scendere a patti con le aspettative dei finanziatori. Aspettative anche politiche, di tempi di incasso dell'investimento, di natura degli obiettivi. Del tipo che devi arrivarci in un certo momento perché mi fa comodo a livello di immagine (vedere capitolo elezioni) e devi arrivarci in un certo modo perché altrimenti sembra qualcosa di già fatto (non importa se non è così; per certe persone conta come il pubblico riconosce i risultati dell'impresa e il valore scientifico passa in secondo piano).
In tutto questo l'industria fa anche da mediatrice, tra le necessità e le esigenze tecniche, tra le richieste politiche e quelle della scienza.

Perciò tante volte mi fa un po' sorridere chi accosta un'impresa come quella che vediamo in questi giorni ad un'altra. Apollo con Artemis ha in comunque soltanto lo Spazio e la Luna, per dirla con franchezza a coloro a cui sembra soltanto minestra riscaldata, per una serie enorme di motivi che spaziano in ogni campo tecnico, scientifico e finanziario.

Allo stesso modo sono entusiasta quando vedo certe ipotesi sull'uso di tecnologie emergenti, ma anche cauto perché conosco ormai bene tutte le implicazioni, non solo tecniche, di adozione.
La propulsione è uno dei temi di grido, perché l'unica che può effettivamente ridurre i tempi di missione. Peraltro le soluzioni richiedono tanti anni di sviluppo. Il VASIMR citato era in corso di sviluppo avanzato quando mi sono laureato. Sono passati 20 anni. Lo Spazio è lì, 20 anni possono essere niente per certe tecnologie, perché devono trovare fondi, volontà politica, fortuna (qualche volta si incappa in ostacoli quasi insormontabili se non tali). Testare una macchina del genere prima di metterci sopra un essere umano non è come fare un giro di pista.
Le implicazioni sono equunormi, anche umanamente parlando, e non si ha la fortuna di giocare sui grandi numeri, si lavora su dei prototipi.

Insomma è tutto moooolto più complesso di quello che sembra da fuori, un po' come in tanti altri settori più o meno esotici della tecnica e dell'industria.
Ciao quoto in toto il tuo intervento, purtroppo ci sono limiti fisici invalicabili, l'astronautica è una tecnologia relativamente nuova dopo ogni nuova scoperta c'è un accelerazione del sapere ora questa accelerazione è giunta ai suoi limiti praticamente siamo in stasi.
Per mandare 4 astronauti in orbita attorno al nostro satellite ci vogliono miliardi di dollari ed un energia spropositata che non è assolutamente sostenibile economicamente.
Fare progetti su tecnologie inesistenti o non fattibili poi si rimane delusi , negli anni 60 quando ero un bambino si parlava che nel 2000 cioè 25 anni fa' che auto private sarebbero state volanti che si sarebbero fatte le vacanze sulla Luna e Marte , che i robot ci avrebbero sostituito in tutti i lavori manuali.
 
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replico @albatros_la (grazie per le delucidazioni e pareri tecnici ovviamente), in chiave ironica dicendo che @MagicTartaruga ha trovato la soluzione! ma io aggiungerei sospensioni Fox per sicurezza! ma anche un pò di filu ferru sardo, che può essere un ottimo propellente!

parte seria, aspettiamo lo splashdown sperando che tutto vada bene!
 
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Complimenti per la riuscita della missione, bello vedere cosa possiamo fare uniti quando abbiamo un obiettivo positivo. Spero tutto questo sia illuminante per quelle persone che si prodigano ogni giorno per peggiorare il nostro pianeta inseguendo piccoli e insignificanti traguardi egoistici, magari facendole ravvedere.

Ma è altamente più probabile che faccia 6 al superenalotto per due settimane consecutive.
 
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gabriele(76)

Biker tremendus
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Sono riuscito a vedere tutto in diretta. Fantastiche le immagini del rientro in cui si è fatto in tempo a vedere la formazione del plasma prima di perdere il collegamento. Si è potuto vedere anche tutta la procedura di apritura delle varie serie di paracadute.
E' stato un po' palloso il recupero perché li hanno lasciati in ammollo un'ora e mezza prima di prelevarli.
Ma la chicca della NASA è stata che dopo un'ora e mezza di attesa mentre mostravano tutte le procedure di sicurezza intorno alla capsula in acqua, hanno spostato le immagini nel centro di Huston proprio mentre usciva dalla capsula la astronauta Koch facendo perdere il momento.
Vabbé dai...
 

valerio_vanni

Biker paradisiacus
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Sono riuscito a vedere tutto in diretta. Fantastiche le immagini del rientro in cui si è fatto in tempo a vedere la formazione del plasma prima di perdere il collegamento.
Questo me lo sono perso, ho guardato la cosa un po' a tratti intanto che facevo altre cose.

Si è potuto vedere anche tutta la procedura di apritura delle varie serie di paracadute.
Interessante quella variante, ti è uscita per caso oppure nella tua zona è di uso corrente?

E' stato un po' palloso il recupero perché li hanno lasciati in ammollo un'ora e mezza prima di prelevarli.
Dopo l'ammaraggio non ho più guardato, immaginavo appunto una cosa pallosa.