Artemis II: intorno alla luna

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One Esk19

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Ecco, appunto, la luce...
Le parti non illuminate dal sole, sono fotografabili in qualche modo?

Mi sembra ci siano dei dubbi...

Le "foto" si possono fare se c'è radiazione; in un modo o nell'altro qualsiasi corpo emette qualcosa; quindi con gli apparati adatti delle fotografie sono sempre possibili, anche dei buchi neri... Ora, per quanto riguarda la Luna non c'è nessun motivo per non utilizzare una normalissima macchina fotografica: come è già stato spiegato non esiste nessuna faccia sempre buia del satellite; anche la Luna ruota sul suo asse e quindi espone tutta la sua superficie alla luce solare; non lo fa in 24 ore come la Terra, lo fa in poco più di 27 giorni, cosa che rende il periodo di rotazione della Luna esattamente uguale al suo periodo orbitale, e quindi dalla superficie della Terra è visibile sempre la stessa faccia del satellite; ma la faccia che non vediamo viene illuminata "a fasi" esattamente come quelle che vediamo: quando diciamo che c'è la "luna nuova" e siamo in assenza di luna, la faccia non visibile è completamente illuminata (la Luna è posizionata tra la Terra e il Sole).

Per inciso la parte nascosta ma illuminatissima della Luna è stata fotografata e documentata già nel 1959 (Luna 3, URSS).
 

stefanocucco83

Biker ciceronis
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Calavino (TN)
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..ma solo a me le foto varie della Luna e/o della Terra non riescono a emozionarmi più di tanto? Seguendo varie pagine, come quella di "Chi ha paura del buio", leggo sempre un'esaltazione davvero notevole provenire da queste foto, ma io anche sforzandomi non provo grandi emozioni.
Mi emozionano molto, ma molto di più le foto del James Webb. Una foto come quella dei pilastri della creazione starei ore a guardarla a piena risoluzione viaggiando con la mente, ma da una foto della Terra o della Luna.. boh.. sarà che fin dall'infanzia, a scuola ne avremo viste centinaia, ma non mi suscitano chissà quale stupore.:????:
Ovvio, dalla missione in sé si!
 

One Esk19

Biker serius
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Perché le missioni Artemis non sono semplicemente una copia delle missioni Apollo

Il buon Amedeo, è una mia impressione o alla fine solleva più dubbi di quanti ne chiarisca? Che Apollo fosse una sfida dichiarata credo non ci fossero dubbi, i rischi elevati erano nella natura stessa del programma così come i finanziamenti sostanzialmente illimitati pur di riuscire. Un po' come se la Spagna avesse dovuto imbastire un transatlantico per l'impresa di Colombo...

Ma Artemis? Il motto del programma è "arrivarci per restarci", ma per il resto mi sembra si navighi nell'incertezza. Gateway è stato tagliato per un drastico cambio di architettura a lander "commerciali" ma, taglio a parte, sembra non ci sia molto altro di certo, se non il cambio radicale della strategia dell'intera missione:
- Viene lanciato un deposito di propellente in orbita terrestre. Uno storage depot lanciato prima del decollo dell’equipaggio.
- Partono uno o più voli tanker per riempire il deposito. NASA parla di propellant loading operations in Earth orbit per avere poi uno Starship HLS completamente rifornito diretto verso la Luna. Nei materiali tecnici NASA compare anche la distinzione tra tanker Starships, depot e HLS Starship.
- Viene lanciato lo Starship HLS senza equipaggio. Questo veicolo raggiunge l’orbita terrestre e fa rifornimento tramite il deposito.
- Lo Starship HLS parte verso la Luna e raggiunge l’orbita lunare prevista, dove aspetta l’arrivo di Orion. NASA per Artemis III descrive l’HLS che, una volta rifornito, esegue il translunar injection burn e vola verso la NRHO.
- L’equipaggio parte su SLS/Orion in una missione separata. Nella versione aggiornata di Artemis III, NASA dice che Orion in orbita terrestre testerà rendezvous e docking con uno o entrambi i lander commerciali; nella sequenza classica di allunaggio, Orion è comunque il veicolo che porta il crew fino all’orbita lunare.
- Orion incontra il lander e attracca. Due astronauti passano nel lander.
- Il lander alluna, resta in superficie per la missione prevista, poi riparte dalla Luna.
- Il lander torna a incontrare Orion in orbita lunare, gli astronauti rientrano in Orion, e Orion torna sulla Ter

Sicuramente avranno fatto i loro conti ma a naso più sono i lanci più i punti di mission failure aumentano o no? A quanto pare cruciali saranno le prossime missioni di test di rendez-vous in orbita terrestre tra orion e lander.

Temo che questa incertezza sia dettata da una buona dose di speculazione indotta, tipo cancellare le 29 e imporre le 32 :mrgreen:
 
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MagicTartaruga

Biker paradisiacus
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Il buon Amedeo, è una mia impressione o alla fine solleva più dubbi di quanti ne chiarisca? Che Apollo fosse una sfida dichiarata credo non ci fossero dubbi, i rischi elevati erano nella natura stessa del programma così come i finanziamenti sostanzialmente illimitati pur di riuscire. Un po' come se la Spagna avesse dovuto imbastire un transatlantico per l'impresa di Colombo...

Ma Artemis? Il motto del programma è "arrivarci per restarci", ma per il resto mi sembra si navighi nell'incertezza. Gateway è stato tagliato per un drastico cambio di architettura a lander "commerciali" ma, taglio a parte, sembra non ci sia molto altro di certo, se non il cambio radicale della strategia dell'intera missione:
- Viene lanciato un deposito di propellente in orbita terrestre. Uno storage depot lanciato prima del decollo dell’equipaggio.
- Partono uno o più voli tanker per riempire il deposito. NASA parla di propellant loading operations in Earth orbit per avere poi uno Starship HLS completamente rifornito diretto verso la Luna. Nei materiali tecnici NASA compare anche la distinzione tra tanker Starships, depot e HLS Starship.
- Viene lanciato lo Starship HLS senza equipaggio. Questo veicolo raggiunge l’orbita terrestre e fa rifornimento tramite il deposito.
- Lo Starship HLS parte verso la Luna e raggiunge l’orbita lunare prevista, dove aspetta l’arrivo di Orion. NASA per Artemis III descrive l’HLS che, una volta rifornito, esegue il translunar injection burn e vola verso la NRHO.
- L’equipaggio parte su SLS/Orion in una missione separata. Nella versione aggiornata di Artemis III, NASA dice che Orion in orbita terrestre testerà rendezvous e docking con uno o entrambi i lander commerciali; nella sequenza classica di allunaggio, Orion è comunque il veicolo che porta il crew fino all’orbita lunare.
- Orion incontra il lander e attracca. Due astronauti passano nel lander.
- Il lander alluna, resta in superficie per la missione prevista, poi riparte dalla Luna.
- Il lander torna a incontrare Orion in orbita lunare, gli astronauti rientrano in Orion, e Orion torna sulla Ter

Sicuramente avranno fatto i loro conti ma a naso più sono i lanci più i punti di mission failure aumentano o no? A quanto pare cruciali saranno le prossime missioni di test di rendez-vous in orbita terrestre tra orion e lander.

Temo che questa incertezza sia dettata da una buona dose di speculazione indotta, tipo cancellare le 29 e imporre le 32 :mrgreen:
Volendo si fa, ma serve..
1775557558287.png
.. e a mio modestissimo parere d'umile appassionato astrofilo la conquista in grande stile dello spazio avverrà quando sarà economicamente conveniente, abbandonando la propulsione chimica a favore di nuove tecnologie. (vedi il motore Vasimir #118)
 

BlastStiff

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Mi sembra ci siano dei dubbi...

Le "foto" si possono fare se c'è radiazione; in un modo o nell'altro qualsiasi corpo emette qualcosa; quindi con gli apparati adatti delle fotografie sono sempre possibili, anche dei buchi neri... Ora, per quanto riguarda la Luna non c'è nessun motivo per non utilizzare una normalissima macchina fotografica: come è già stato spiegato non esiste nessuna faccia sempre buia del satellite; anche la Luna ruota sul suo asse e quindi espone tutta la sua superficie alla luce solare; non lo fa in 24 ore come la Terra, lo fa in poco più di 27 giorni, cosa che rende il periodo di rotazione della Luna esattamente uguale al suo periodo orbitale, e quindi dalla superficie della Terra è visibile sempre la stessa faccia del satellite; ma la faccia che non vediamo viene illuminata "a fasi" esattamente come quelle che vediamo: quando diciamo che c'è la "luna nuova" e siamo in assenza di luna, la faccia non visibile è completamente illuminata (la Luna è posizionata tra la Terra e il Sole).

Per inciso la parte nascosta ma illuminatissima della Luna è stata fotografata e documentata già nel 1959 (Luna 3, URSS).
Sì, conosco il meccanismo dell'illuminazione della luna da parte del sole e per riflessione da parte della terra.
Ovviamente anche la luna riflette (si capisce bene nelle nottate di luna piena, nelle zone senza illuminazione artificiale), ma non pensavo che potesse illuminare così bene come nella foto che ho allegato (ovviamente bisogna vedere anche i parametri con cui è stata scattata).

Però, il flyby del lato lontano è avvenuto quando la luna calante era ancora ad oltre il 70%, quindi la porzione illuminata del lato lontano era meno del 30%.
Sbaglio qualcosa?

Cosa determina la finestra temporale in cui poter effettuare il lancio di una missione simile?
Se fossero partiti una settimana dopo, avrebbero avuto il lato lontano in pieno sole, durante il flyby, ma immagino siano altre le condizioni che contano.
 

Domenic - B

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Non è l'unico problema. Anzi, ce ne sono di molto peggiori, in primis le radiazioni, e non ultimi i problemi di natura psicologica che rendono la selezione di un ipotetico equipaggio un vero dilemma.

Corretto. Il problema principale non è ruotare abbastanza velocemente da creare una gravità artificiale grazie alla forza centrifuga. Il problema è proprio l'effetto Coriolis sul corpo umano.

I mesi di viaggio sono un problema per l'esposizione alle radiazioni di fondo e ai burst solari. Oggi come oggi la dose che si beccherebbe un equipaggio a bordo di un veicolo come Orion in un viaggio così lungo sarebbe tale che praticamente, tornassero vivi, sarebbero tutti già ammalati di cose che lascio immaginare.
Schermare di più è possibile ma richiede in genere molto peso e ciò è un fattore fortemente limitante per qualsiasi cosa si debba portare in orbita.

Il viaggio di andata è lungo, quello di ritorno pure e a ciò si aggiunge la permanenza necessaria, perché per tornare in tempi ragionevoli i due pianeti devono essere in posizione favorevole. In pratica si starebbe via molto più della somma dell'andata e del ritorno.

Gli effetti della gravità sul corpo vengono parzialmente contrastati con l'allenamento a bordo, utile ma non sufficiente. Va detto però che su Marte comunque non sarebbero in condizioni di microgravità, perché là la gravità è circa un terzo di quella terrestre. Pertanto da questo punto di vista potrebbero rientrare con uno stato fisico non necessariamente peggiore di chi si è fatto un anno e più sulla ISS.
Nessun essere vivente è mai stato nello spazio profondo per poco più di qualche giorno non se ne conoscono gli effetti sull'organismo oltre ai pericoli conosciuti già di per sé ancora senza soluzione.