Ma insomma, non mettete in croce il povero Steve.
Ci si deve barcamenare tra mille interessi e divieti incrociati, e questo è il massimo che si riesce a fare.
Prendete una pentola e metteteci i vari ingredienti:
- la maggior parte dell'utenza NON ha capacità tecniche, soprattutto i turisti a lungo raggio. Girano giusto durante le ferie e vogliono comunque la figata instagrammabile. Sono quelli che riempiono alberghi e ristoranti, che sono poi il VERO indotto di un bikepark
- i flow sono anche ottimi per le guide MTB, che possono portarci i clienti con poche/pochissime esperienze pregresse. Ovvero sempre loro, i turisti transeuropei se non transoceanici
- il gestore non ha voglia di rischiare una denuncia ad ogni piè sospinto, ogni volta che qualcuno si scartavetra contro un pino
- realizzare un trail "naturale" implica realizzarlo completamente A MANO. Un'ora/uomo costa molto di più di 10litri di gasolio
- un trail naturale richiede ANNI prima di stabilizzarsi e mantenere una configurazione "costante" coi passaggi. E la configurazione finale di solito non ha nulla a che vedere con l'aspetto che aveva appena "vangato". A meno di non continuare ad andarci a fare manutenzione A MANO
- un trail realizzato con bulldozzer e caterpillar è molto più semplice da manutenere e regge molti passaggi
- appena si va a tracciare nei boschi compaiono CAIani e PATtensi che manco i funghi a mettersi di traverso. Quindi realizzare trail naturali che usino il territorio, l'orografia, le piante, come base per gli ostacoli e le varie feature, è di fatto vietato
Ringraziate che esistano ancora bike park serviti da impianti con qualche bel trail sassoso/radicioso...
Che mi sa che il futuro vedrà più robe pettinate che altro.
Basti vedere cosa è successo alla Plose, col primo sentiero storico, strappato a mano dal bosco, in un contesto quasi da carbonari massoni, e poi adottato dal gestore quando ha visto l'impennata dei passaggi sulla cabinovia.
Era stupendo, il giusto mix tra difficoltà e flow.
Adesso sulle curve ci sono le vasche, non le sponde.
Ci si deve barcamenare tra mille interessi e divieti incrociati, e questo è il massimo che si riesce a fare.
Prendete una pentola e metteteci i vari ingredienti:
- la maggior parte dell'utenza NON ha capacità tecniche, soprattutto i turisti a lungo raggio. Girano giusto durante le ferie e vogliono comunque la figata instagrammabile. Sono quelli che riempiono alberghi e ristoranti, che sono poi il VERO indotto di un bikepark
- i flow sono anche ottimi per le guide MTB, che possono portarci i clienti con poche/pochissime esperienze pregresse. Ovvero sempre loro, i turisti transeuropei se non transoceanici
- il gestore non ha voglia di rischiare una denuncia ad ogni piè sospinto, ogni volta che qualcuno si scartavetra contro un pino
- realizzare un trail "naturale" implica realizzarlo completamente A MANO. Un'ora/uomo costa molto di più di 10litri di gasolio
- un trail naturale richiede ANNI prima di stabilizzarsi e mantenere una configurazione "costante" coi passaggi. E la configurazione finale di solito non ha nulla a che vedere con l'aspetto che aveva appena "vangato". A meno di non continuare ad andarci a fare manutenzione A MANO
- un trail realizzato con bulldozzer e caterpillar è molto più semplice da manutenere e regge molti passaggi
- appena si va a tracciare nei boschi compaiono CAIani e PATtensi che manco i funghi a mettersi di traverso. Quindi realizzare trail naturali che usino il territorio, l'orografia, le piante, come base per gli ostacoli e le varie feature, è di fatto vietato
Ringraziate che esistano ancora bike park serviti da impianti con qualche bel trail sassoso/radicioso...
Che mi sa che il futuro vedrà più robe pettinate che altro.
Basti vedere cosa è successo alla Plose, col primo sentiero storico, strappato a mano dal bosco, in un contesto quasi da carbonari massoni, e poi adottato dal gestore quando ha visto l'impennata dei passaggi sulla cabinovia.
Era stupendo, il giusto mix tra difficoltà e flow.
Adesso sulle curve ci sono le vasche, non le sponde.






