Project Dust, la nuova avventura di Lorenzo Barone

marco

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Dopo il Sahara e la traversata dell'Atlantico a remi, ora ho percorso circa 1000 km in Sud America, prevalentemente su piste sterrate.
.
Mi trovo nella giungla della Guyana su tracciati in gran parte assenti sulle mappe, visibili solo dalle immagini satellitari. In questo momento ospite nella base dei cercatori d'oro che hanno la connessione internet ma tra circa un ora mi troverò nuovamente isolato nella foresta.
.
Tra pochi giorni dovrei raggiungere il confine con il Brasile dove tenterò di raggiungere e seguire un fiume veramente remoto, probabilmente con una zattera che costruirò sul posto, evitando così i grandi fiumi principali come il Rio Negro a causa della criminalità.
.
Il progetto Dust continua e questa è per ora forse la fase più bella e emozionante, tra piccoli villaggi isolati e la natura selvaggia.
 

MagicTartaruga

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Dopo il Sahara e la traversata dell'Atlantico a remi, ora ho percorso circa 1000 km in Sud America, prevalentemente su piste sterrate.
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Mi trovo nella giungla della Guyana su tracciati in gran parte assenti sulle mappe, visibili solo dalle immagini satellitari. In questo momento ospite nella base dei cercatori d'oro che hanno la connessione internet ma tra circa un ora mi troverò nuovamente isolato nella foresta.
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Tra pochi giorni dovrei raggiungere il confine con il Brasile dove tenterò di raggiungere e seguire un fiume veramente remoto, probabilmente con una zattera che costruirò sul posto, evitando così i grandi fiumi principali come il Rio Negro a causa della criminalità.
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Il progetto Dust continua e questa è per ora forse la fase più bella e emozionante, tra piccoli villaggi isolati e la natura selvaggia.
Pure la zattera..
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..si deve costruire
 

Matteo_Harlock

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L'inferno verde inghiotte ancora oggi persone e cose.
Anche nel 2026, nel mondo dei satelliti, attraversare quel luogo vuol dire misurarsi con scolopendre da 40cm, malattie, popolazioni che hanno scarsissimi contatti con l'uomo bianco e tempi di percorrenze folli ostacolati da vegetazioni e orografia.
Un mio conoscente, in una visita ai margini della foresta boliviana, se ne è tornato a casa con un parassita piantato sotto il piede che gli mangiava letteralmente la carne. In tre settimane aveva la dimensione di un nocciolo di pesca. E solo per esser smontato dalla canoa sulla battigia a piedi nudi. "Ho sentito una punturina"

Con tutta la simpatia che posso avere per chi si misura e si mette alla prova, non mi piace l'approccio di questa avventura.
Un po' troppo alla "into the wild". C'è gente che nasce e vive in quelle località e avrebbe (giustamente) timori reverenziali ad affrontare la traversata.

Gli auguro ogni bene, sia chiaro.
Ma non eleggo questa impresa come personale ispirazione, tutt'altro.
 
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L'inferno verde inghiotte ancora oggi persone e cose.
Anche nel 2026, nel mondo dei satelliti, attraversare quel luogo vuol dire misurarsi con scolopendre da 40cm, malattie, popolazioni che hanno scarsissimi contatti con l'uomo bianco e tempi di percorrenze folli ostacolati da vegetazioni e orografia.
Un mio conoscente, in una visita ai margini della foresta boliviana, se ne è tornato a casa con un parassita piantato sotto il piede che gli mangiava letteralmente la carne. In tre settimane aveva la dimensione di un nocciolo di pesca. E solo per esser smontato dalla canoa sulla battigia a piedi nudi. "Ho sentito una punturina"

Con tutta la simpatia che posso avere per chi si misura e si mette alla prova, non mi piace l'approccio di questa avventura.
Un po' troppo alla "into the wild". C'è gente che nasce e vive in quelle località e avrebbe (giustamente) timori reverenziali ad affrontare la traversata.

Gli auguro ogni bene, sia chiaro.
Ma non eleggo questa impresa come personale ispirazione, tutt'altro.
Concordo in parte. Lorenzo sa il fatto suo, paragonarlo al ragazzo di Into the wild non mi pare corretto. Che poi il suo progetto possa fallire per un piccolo parassita, un virus..un batterio ci sta tutto, ma potrebbe capitare anche al più esperto sul pianeta in fatto di esplorazioni. A me sinceramente fa più paura il fatto che possa lasciarci le penne per qualche essere umano. Li girano criminali come i Narcos..ma anche le popolazioni indigene non scherzano
 

MagicTartaruga

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L'inferno verde inghiotte ancora oggi persone e cose.
Anche nel 2026, nel mondo dei satelliti, attraversare quel luogo vuol dire misurarsi con scolopendre da 40cm, malattie, popolazioni che hanno scarsissimi contatti con l'uomo bianco e tempi di percorrenze folli ostacolati da vegetazioni e orografia.
Un mio conoscente, in una visita ai margini della foresta boliviana, se ne è tornato a casa con un parassita piantato sotto il piede che gli mangiava letteralmente la carne. In tre settimane aveva la dimensione di un nocciolo di pesca. E solo per esser smontato dalla canoa sulla battigia a piedi nudi. "Ho sentito una punturina"

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Un po' troppo alla "into the wild". C'è gente che nasce e vive in quelle località e avrebbe (giustamente) timori reverenziali ad affrontare la traversata.

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Ma non eleggo questa impresa come personale ispirazione, tutt'altro
È comprensibile, non per nulla ho scritto "l'avventura impossibile di Lorenzo"

Barone ha questa capacità di far sembrare tutto facile, ma in realtà sa molto bene a cosa va incontro ed un eventuale "fallimento" è da mettere in conto.
L'importante è che torni sano e salvo quello che ha fatto basta e avanza.
 
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Badorx

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L'inferno verde inghiotte ancora oggi persone e cose.
Anche nel 2026, nel mondo dei satelliti, attraversare quel luogo vuol dire misurarsi con scolopendre da 40cm, malattie, popolazioni che hanno scarsissimi contatti con l'uomo bianco e tempi di percorrenze folli ostacolati da vegetazioni e orografia.
Un mio conoscente, in una visita ai margini della foresta boliviana, se ne è tornato a casa con un parassita piantato sotto il piede che gli mangiava letteralmente la carne. In tre settimane aveva la dimensione di un nocciolo di pesca. E solo per esser smontato dalla canoa sulla battigia a piedi nudi. "Ho sentito una punturina"

Con tutta la simpatia che posso avere per chi si misura e si mette alla prova, non mi piace l'approccio di questa avventura.
Un po' troppo alla "into the wild". C'è gente che nasce e vive in quelle località e avrebbe (giustamente) timori reverenziali ad affrontare la traversata.

Gli auguro ogni bene, sia chiaro.
Ma non eleggo questa impresa come personale ispirazione, tutt'altro.
Per me invece la grandezza di questo ragazzo sta proprio qui, nell'essersi lanciato in un AVVENTURA degna finalmente di questo nome, e lo ammiro proprio per questo.
In un epoca di backdoor adventures e avventure finte e plastificate un ragazzo come lui è da tenere in altissima considerazione, spicca sulla massa per autenticità, cosa molto, ma molto rara.
 

Matteo_Harlock

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Basta una gastroenterite per acqua contaminata o una banale setticemia ad un taglio superficiale e l' "avventura" si trasforma in tragedia, viaggiando in quel modo.
Se sulla costa non lo avessero soccorso, non sarebbe finita bene nemmeno la traversata a remi.

Va ben tutto, ma chi si muove con prudenza in quei contesti non lo fa mica perchè è fifone, eh.
 

lorenzom89

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emilia romagna
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Con tutta la simpatia che posso avere per chi si misura e si mette alla prova, non mi piace l'approccio di questa avventura.
Un po' troppo alla "into the wild". C'è gente che nasce e vive in quelle località e avrebbe (giustamente) timori reverenziali ad affrontare la traversata.

Gli auguro ogni bene, sia chiaro.
Ma non eleggo questa impresa come personale ispirazione, tutt'altro.
gente come Barone avrebbe più timore a dover affrontare una vita da impiegato 40 ore settimanali !!

la verità è che in passato (parlo di prima del 900) non era così raro affrontare "avventure" del genere , l'uomo è assolutamente in grado, se vuole di fare viaggi del genere, ovvio che i rischi ci sono, ma in realtà è la vita da moderna piena di comodità che storicamente non è mai appartenuta all'essere umano, quindi siamo più noi l'eccezione dal mio punto di vista
 
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