" Da tempo si dice che il sistema di potere su cui si regge la leadership di Vladimir Putin possa deflagrare e il presidente russo possa cadere. Ma finora le previsioni di una sua eventuale detronizzazione si sono rivelate errate. In questo momento, però, spiegano diversi analisti, in Russia sta accadendo qualcosa che merita attenzione. “Guerre perse ed economie stagnanti hanno innescato in passato cambiamenti rivoluzionari: limitandoci alla storia russa, l'Impero russo crollò nel 1917 in parte a causa di una guerra impopolare e infruttuosa, la Prima guerra mondiale, mentre l'Unione Sovietica si disgregò in parte a causa di un'economia stagnante”,
scrive il professore di Scienza Politica ed ex ambasciatore USA in Russia, Michael McFaul. E nella Russia di Putin sembra esserci la convergenza di questi due fattori.
Il segnale che qualcosa si stia cambiando è arrivato dal ridimensionamento della parata militare del 9 maggio, il “Giorno della Vittoria”. Il Cremlino ha deciso di non rischiare la consueta esibizione di carri armati e mezzi pesanti sulla Piazza Rossa per timore di attacchi da parte dei droni ucraini, dopo aver chiesto un cessate il fuoco per l’occasione. “La decisione ha dimostrato che la “operazione militare speciale” di Vladimir Putin non solo non era riuscita a sconfiggere l’Ucraina, ma che l’esercito russo era ora a rischio nella stessa Mosca”,
osserva il giornalista britannico Gideon Rachman sul Financial Times.
Incapace di ottenere la vittoria dopo quattro anni di guerra totale, il Cremlino aveva cercato almeno di isolare Mosca e San Pietroburgo dalle conseguenze. Ma la guerra ha ormai raggiunto la capitale russa ed è diventato argomento di discussione anche in Russia,
come testimonia l’attivista russo Alexey Sakhnin su Jacobin: “So di non essere il primo a dirvelo. Ma qualcosa sta succedendo. Lo si percepisce nell’aria. Cammini per strada, prendi la metropolitana, ti siedi in un bar e ovunque la gente parla della stessa cosa”, gli racconta un compagno che vive ancora in Russia.
Perdite di guerra ed economia stagnante, dunque. In primo luogo, il più grande fallimento di Putin si sta rivelando la guerra in Ucraina, commenta McFaul. A più di quattro anni dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina, Putin non è riuscito a raggiungere nessuno degli obiettivi militari annunciati nel 2022. Nonostante abbia condotto una guerra che ormai dura da più tempo di quella dell’Unione Sovietica contro la Germania nazista, Putin non ha realizzato la “denazificazione” dell’Ucraina, il suo modo per mascherare e giustificare il tentativo di cambio di regime con un presidente filo-russo. Il presidente e il parlamento democraticamente eletti dell’Ucraina sono ancora in sella. E poi Putin ha fallito nella “demilitarizzazione” dell’Ucraina e non ha ridimensionato la NATO, considerata l’adesione di Finlandia e Svezia, proprio in conseguenza della guerra che lui ha voluto in Ucraina.
Gli esperti hanno generalmente concordato che, in una lunga guerra di logoramento, la Russia avrebbe ottenuto una inevitabile vittoria, a maggior ragione dopo l’insediamento di Trump negli Stati Uniti che ha frammentato il campo occidentale e con l’Ucraina a corto di denaro, armi e uomini. “Ma questa primavera, le aspettative di vittoria in Russia hanno cominciato a cedere il passo alla sensazione di una crisi imminente”, scrive ancora Sakhnin su
Jacobin. Gli attacchi a lungo raggio dell'Ucraina contro la Russia stanno diventando sempre più efficaci, evolvendosi da singole esplosioni che fanno notizia alla distruzione su vasta scala di alcuni dei più importanti impianti russi di esportazione e raffinazione del
petrolio. E, a differenza delle passate primavere,
le conquiste territoriali russe si sono arrestate, lasciando Mosca praticamente a mani vuote rispetto alle sue perdite costantemente elevate.
Le élite – prosegue l’analisi di McFaul – sono a conoscenza della mancanza di successi sul campo di battaglia. Sempre più spesso, anche i sostenitori della guerra discutono apertamente di questi fallimenti nei media russi. E le divisioni all’interno dell’élite al potere sono spesso il primo passo nella transizione da un regime autocratico. La mancanza di successi sul campo di battaglia ha minato l’aura di invincibilità di Putin e “la sua eccessiva ambizione in Ucraina sta erodendo la stabilità politica in patria”.
In secondo luogo, il costo umano per il raggiungimento di obiettivi di guerra molto limitati è estremamente alto. Secondo quanto rilevato da
Mediazona e da
BBC Russian, dal 2022 sono morti 216.205 soldati russi, 8.600 solo nel mese di aprile. Ma il numero delle vittime potrebbe essere più altro. Un
rapporto del Center for Strategic & International Studies (CSIS) del gennaio 2026 stima che 325.000 soldati russi siano stati uccisi in Ucraina, con altri 875.000 feriti o dispersi: il numero più alto dalla Seconda Guerra mondiale, si legge nel rapporto. “La maggior parte di queste vittime è stata causata dai droni ucraini, non dalle armi americane o europee, il che significa che l’Ucraina può continuare a combattere per molto tempo senza l’assistenza militare americana. Più questa guerra si protrae, più alto è il costo umano – e più difficile diventa per il Cremlino proteggere la società russa dalle sue conseguenze”, spiega ancora McFaul.
Infine, c’è l’aspetto economico. L’economia russa è in fase di stagnazione,
come ha osservato l’economista Vladimir Milov che ha messo in guardia all’inizio di quest’anno da una “trinità maledetta” di recessione, inflazione e crisi di bilancio che si concretizzerà nel 2026, prevedendo che quest’anno sarebbe stato il più difficile per la Russia dall’inizio della guerra. L’aumento dei prezzi del petrolio e del gas, alimentato dalla guerra di Trump contro l’Iran, ha fornito un’ancora di salvezza economica temporanea al Cremlino. Nel marzo 2026, le aziende russe hanno guadagnato 19 miliardi di dollari dalle esportazioni di petrolio, quasi il doppio di quanto incassato il mese precedente. Ma pochi si aspettano che queste entrate straordinarie a breve termine possano compensare le sfide strutturali a lungo termine dell’economia russa. Il complesso militare-industriale russo sta consumando troppe risorse. Il settore privato sta morendo, in parte a causa delle sanzioni internazionali. Centinaia di migliaia dei migliori e più brillanti talenti russi hanno lasciato il paese. E tanti giovani stanno morendo in battaglia.
La congiuntura economica in cui si sta infilando la Russia è ormai apertamente discussa anche da importanti economisti russi. “Per quanto tempo potrà andare avanti così?”,
si è chiesto il mese scorso l’economista Robert Nigmatulin sul palco del Forum economico internazionale a Mosca. “Sotto l’Unione Sovietica eravamo più poveri, ma stavamo costruendo il paese, l’industria spaziale e l’energia nucleare. Eravamo all’avanguardia! E adesso? Abbiamo perso tutto e siamo ancora i più poveri”. Allo stesso forum, Vladimir Boglayev, direttore della Fonderia e dello Stabilimento Meccanico di Cherepovets,
ha dichiarato: “Il clima sociale sta diventando molto teso. Non vedevo le autorità screditarsi così attivamente dagli anni ’90. Si può concludere che l’élite al potere abbia completamente perso il contatto con la situazione reale sul campo dell’economia del paese. Una critica così aperta è una novità.
In tutta risposta alle critiche e al “clima più teso all’interno della società russa”,
le autorità hanno rafforzato il controllo su Internet. In primo luogo, hanno cercato di bloccare Telegram, la principale piattaforma di comunicazione russa, utilizzata da soldati, famiglie di militari in mobilitazione, funzionari, imprenditori e milioni di utenti comuni. È anche la piattaforma sulla quale i blogger filo-bellici hanno costruito il loro pubblico e la loro influenza. Secondo alcune fonti, il Cremlino sperava di spingere gli utenti verso alternative controllate dallo Stato. Invece, decine di milioni di persone
hanno scaricato reti private virtuali (VPN) e hanno continuato a usare Telegram. A marzo, Internet mobile
è stato disattivato in molte regioni, inclusa Mosca, restringendo non solo lo spazio informativo in Russia, ma influenzando in modo significativo la vita digitale dei russi comuni, anche di quelli che sostengono ampiamente Putin: l’home banking, la prenotazione dei taxi e altri importanti servizi online sono stati tutti interrotti.
Queste restrizioni sono state criticate da tutto lo spettro politico, incluso chi occupa posizioni di potere e personaggi pubblici un tempo fedeli al governo. In un video che ha totalizzato 30 milioni di visualizzazioni,
la blogger russa Victoria Bonya, residente a Monaco, ha affermato che è stato costruito un “muro” tra i russi e il presidente perché i funzionari a lui vicini gli nascondono le informazioni perché “spaventati” da Putin: “C’è la sensazione che non viviamo più in un paese libero”, ha detto Bonya.
Il video è stato citato anche dal leader del Partito Comunista, Gennady Zyuganov, per mettere in guardia dalla china che sta prendendo la Russia: “Il Paese potrebbe trovarsi di fronte a una rivoluzione in stile 1917, a meno che non si adottino misure per affrontare le sfide che abbiamo di fronte”.
Zyuganov non è l’unico ad evocare il 1917 e
altri precedenti della storia russa che hanno portato a disordini popolari e a cambiamenti radicali di direzione politica. La sconfitta nella guerra russo-giapponese del 1905 contribuì a disordini popolari e a passi verso una monarchia costituzionale. Il fallimento nella prima guerra mondiale costituì lo sfondo della Rivoluzione russa, come detto. La destituzione di Nikita Khrushchev dalla guida dell’Unione Sovietica nel 1964 era strettamente legata alla percezione del fallimento nella crisi dei missili di Cuba. La guerra in Afghanistan fu una parte importante del malessere che portò al crollo dell’Unione Sovietica. Tutti questi precedenti suggeriscono che un fallimento in Ucraina potrebbe facilmente portare alla caduta di Putin, ma questo non significa che il suo sistema di potere stia per crollare, nota ancora Gideon Rachman.
Finora, l
a rivolta del 2023 guidata da Yevgeny Prigozhin, il fondatore del gruppo Wagner,
è stata il momento in cui Putin è andato più vicino a perdere il potere da quando è diventato presidente della Russia nel dicembre 1999. Ma dopo il fallimento dell’ammutinamento e la morte di Prigozhin, Putin si è assicurato di avere uno stretto controllo su tutte le forze armate del paese. "