La Pravda Quotidiana

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mauretto

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Però se l’Africa se la comprava l’Europa le manifestazioni in piazza non sarebbero ancora finite. Fosse stato per me mi sarei comprato Africa e America del Sud.
Edit. Io avrei qualche dubbio a credere ai numeri “ufficiali” cinesi
Il.5% non è un dato rilasciato dalla Cina ;-)
Probabilmente nessuno si rende conto della loro reale potenza economica (e militare). E dei cugini russi, aggiungerei.
 

Bogianen

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Probabilmente nessuno si rende conto della loro reale potenza economica (e militare). E dei cugini russi, aggiungerei.
I cugini russi sono con le pezze al sedere e pagheranno per lustri le scellerate decisioni del loro presidente.
Qui si spera solo che la Federazione non collassi e venga smembrata in tanti staterelli, pieni di atomiche sparse dappertutto sarebbe il peggior incubo di chiunque.
 
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mauretto

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I cugini russi sono con le pezze al sedere e pagheranno per lustri le scellerate decisioni del loro presidente.
Qui si spera solo che la Federazione non collassi e venga smembrata in tanti staterelli, pieni di atomiche sparse dappertutto sarebbe il peggior incubo di chiunque.
Non ne sarei sicurissimo, anzi.
 

valerio_vanni

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La Russia prospera nella mente degli utili idioti europei che fanno da grancassa alla propaganda di un dittatore sanguinario come Putin.
Che prosperi non credo, ma forse non è neanche con le pezze al culo.
Più facile che ci vada a lungo termine.

Non riesco a contestualizzare l'inizio di questa discussione: "se l'Africa se la comprava l'Europa... mi sarei comprato l'America del sud". E' una partita a Risiko?
 

Bogianen

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Non ne sarei sicurissimo, anzi.
Gli ultimi dati danno 1,2 milioni di perdite fra deceduti e inabili al combattimento, hai idea I costi sociali per gli anni futuri? Intere regioni periferiche hanno perso praticamente una generazione, non si trova più manodopera e quel poco che è rimasta è di scarsissima qualitá.
Iniziano a mancare uomini, se continua così dovrà mobilitare e andare a pescare anche nei ricchi distretti di Mosca e San Pietroburgo finora non toccati, del povero cristo delle steppe siberiane frega niente a nessuno ma vediamo che succede a mandare al macello la media borghesia.
Comunque fra sanzioni, costi della guerra, tassi di interesse al 15% ( erano il 22 ), la Cina che si sta pappando i territori orientali e l'Africa, la irreversibile perdita di prestigio internazionale e' gia' un miracolo che non siano ancora collassati, devono ringraziare di galleggiare su infinite materie prime.
Non dimentichiamoci che hanno un Pil inferiore all'Italia e piu' o meno come quello della Spagna, immaginiamo un paese come il nostro dopo 4 anni e mezzo di guerra...
 

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Gli ultimi dati danno 1,2 milioni di perdite fra deceduti e inabili al combattimento, hai idea I costi sociali per gli anni futuri? Intere regioni periferiche hanno perso praticamente una generazione, non si trova più manodopera e quel poco che è rimasta è di scarsissima qualitá.
Iniziano a mancare uomini, se continua così dovrà mobilitare e andare a pescare anche nei ricchi distretti di Mosca e San Pietroburgo finora non toccati, del povero cristo delle steppe siberiane frega niente a nessuno ma vediamo che succede a mandare al macello la media borghesia.
Comunque fra sanzioni, costi della guerra, tassi di interesse al 15% ( erano il 22 ), la Cina che si sta pappando i territori orientali e l'Africa, la irreversibile perdita di prestigio internazionale e' gia' un miracolo che non siano ancora collassati, devono ringraziare di galleggiare su infinite materie prime.
Non dimentichiamoci che hanno un Pil inferiore all'Italia e piu' o meno come quello della Spagna, immaginiamo un paese come il nostro dopo 4 anni e mezzo di guerra...
Chatgpt e i media occidentali non contano eh :mrgreen:
Chi ci vive, davvero, se la passa come sempre, anzi. Chi vive in città ha più agio, chi vive nei paesini meno, come da qualche secolo a questa parte. E se il piccolo Zar ha un consenso in continua crescita si vede che non sono così scontenti.
Lo fossero, ricorderei che una rivoluzione l'hanno già fatta e stravinta, contro lo Zar quello vero di allora
 

marco

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Chi ci vive, davvero, se la passa come sempre, anzi. Chi vive in città ha più agio, chi vive nei paesini meno, come da qualche secolo a questa parte. E se il piccolo Zar ha un consenso in continua crescita si vede che non sono così scontenti.
Lo fossero, ricorderei che una rivoluzione l'hanno già fatta e stravinta, contro lo Zar quello vero di allora

ah quindi contano i media russi? Con la grandiosa libertà di stampa di Putin?


Senior government officials have warned Russian President Vladimir Putin that spending on the war in Ukraine is on an unaffordable path, the most serious sign of internal division in Moscow since the full-scale invasion began.

Officials in Russia’s Finance Ministry and central bank have advised the Kremlin that the current level of projected defense expenditure risks the government’s budget deficit widening dangerously, according to people familiar with the matter and documents reviewed by Bloomberg News.

The officials, who have grown increasingly concerned about the state of Russia’s economy and state budget in recent months, have proposed new cuts to defense spending, the people said. It will be difficult to mend the country’s stretched public finances without finding further efficiencies, they have advised.
 

gabriele(76)

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ah quindi contano i media russi? Con la grandiosa libertà di stampa di Putin?


Senior government officials have warned Russian President Vladimir Putin that spending on the war in Ukraine is on an unaffordable path, the most serious sign of internal division in Moscow since the full-scale invasion began.

Officials in Russia’s Finance Ministry and central bank have advised the Kremlin that the current level of projected defense expenditure risks the government’s budget deficit widening dangerously, according to people familiar with the matter and documents reviewed by Bloomberg News.

The officials, who have grown increasingly concerned about the state of Russia’s economy and state budget in recent months, have proposed new cuts to defense spending, the people said. It will be difficult to mend the country’s stretched public finances without finding further efficiencies, they have advised.

Aggiungo anche che, a quanto pare non contano nemmeno movimenti, partiti, artisti, intellettuali, media e chi più ne ha ne metta, banditi e dichiarati "terroristi".
 
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Chi ci vive, davvero, se la passa come sempre, anzi. Chi vive in città ha più agio, chi vive nei paesini meno, come da qualche secolo a questa parte. E se il piccolo Zar ha un consenso in continua crescita si vede che non sono così scontenti.
Lo fossero, ricorderei che una rivoluzione l'hanno già fatta e stravinta, contro lo Zar quello vero di allora

CIT:
Vedere Putin avventurarsi nella manipolazione dei dati economici russi durante il Foro (leggasi “buco”) Economico di San Pietroburgo è piuttosto spassoso e grazie alle varie cheerleader nostrane che ripetono la sua propaganda c’è pure chi gli crede.
Facciamo però due conti con la realtà.
Putin non mente quando dice che il debito pubblico russo è intorno al 16% mentre quello di molti paesi occidentali supera il 100%. Quello che non dice è che il debito non va mai calcolato in termini assoluti, ma di sostenibilità. L'Occidente emette "valute rifugio" (dollari e euro). Il mondo intero (fondi sovrani, banche centrali, investitori privati) compra debito americano o europeo perché sa che è l'asset più sicuro del pianeta. Questi paesi possono finanziare debito elevato a costi relativamente bassi perché la domanda globale è infinita. Mosca non ha un basso debito per "virtù fiscale", ma perché nessuno all'estero le fa più credito. Tagliata fuori dal sistema SWIFT e dai mercati finanziari occidentali a causa delle sanzioni, la Russia non può emettere titoli di stato sui mercati internazionali. Deve finanziarsi quasi interamente sul mercato interno, costringendo le banche locali a comprare i propri titoli (i rubli) a tassi di interesse altissimi stabiliti dalla Banca Centrale Russa (che ha dovuto alzare i tassi per frenare l'inflazione).
I dati di crescita del PIL russo (che negli anni passati hanno mostrato tassi apparentemente robusti) sono drogati dalla cosiddetta economia di guerra. Sono innanzitutto totalmente dipendenti dalla spesa pubblica - quindi non il risultato di un’economia sana - e pertanto per definizione temporanei. Un carro armato prodotto in Russia inoltre viene spedito al fronte e distrutto in Ucraina nel giro di poche settimane. Genera PIL al momento della fabbricazione, ma ha un valore economico futuro pari a zero. Gli investimenti pubblici occidentali, insieme a quelli privati (assenti in Russia) costruiscono invece catene del valore che generano crescite spesso più basse ma reali e durature, che non rischiano di sgonfiarsi improvvisamente, come sta invece accadendo a Mosca, quando il doping di Stato non basta più.
Anche sulla disoccupazione, è sbagliato considerare il 2,2% un motivo di vanto. Intanto perché quel dato è frutto di una crisi demografica causata anche da un milione e mezzo di morti ed invalidi ed un altro milione di persone fuggite all’estero per sottrarsi ad un possibile reclutamento. Ma la quasi piena occupazione risente anche dell’elemento distorsivo delle imprese del comparto militare, che, forti di appalti multimiliardari e di varie agevolazioni, pagano stipendi più alti, sottraendo lavoratori ai settori civili. Un mercato del lavoro che non ha una riserva di inoccupati obbliga le imprese a cannibalizzarsi a vicenda a colpi di offerte di stipendi a rialzo per attrarre lavoratori. L’effetto è un dumping salariale interno, che causa un trasferimento di competenze (ingegneri, tecnici, operai specializzati) in favore dell’industria bellica (che come dicevo non genera valore futuro), penalizzando crescita e innovazione della restante parte dell’economia, quella più utile per lo sviluppo di un paese. Questo sistema ha peraltro in questi anni alimentato a dismisura l’inflazione, la quale ha costretto la Banca centrale ad aumentare i tassi, che, deprimendo l’accesso al credito, comprimono la domanda e strangolano le imprese, creando ulteriori problemi soprattutto ai settori non incentivati, quelli, appunto, che dovrebbero generare crescita reale.
Quella presentata da Putin allo SPEIF è dunque la fotografia di una economia distorta, insostenibile e in rapido ed irreversibile declino. Quella di un paese che è tornato ai tempi dell’URSS nella gestione delle questioni nazionali e al medioevo in quelle internazionali.
 
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Senior government officials have warned Russian President Vladimir Putin that spending on the war in Ukraine is on an unaffordable path, the most serious sign of internal division in Moscow since the full-scale invasion began.

Officials in Russia’s Finance Ministry and central bank have advised the Kremlin that the current level of projected defense expenditure risks the government’s budget deficit widening dangerously, according to people familiar with the matter and documents reviewed by Bloomberg News.

The officials, who have grown increasingly concerned about the state of Russia’s economy and state budget in recent months, have proposed new cuts to defense spending, the people said. It will be difficult to mend the country’s stretched public finances without finding further efficiencies, they have advised.
Dove ho scritto che contano i media russi? Visioni? parliamone...con uno bravo però
I media non contano. o contano poco. Conta la gente vera, che ci vive. Ma non li trovi su google...
 

mauretto

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Vedere Putin avventurarsi nella manipolazione dei dati economici russi durante il Foro (leggasi “buco”) Economico di San Pietroburgo è piuttosto spassoso e grazie alle varie cheerleader nostrane che ripetono la sua propaganda c’è pure chi gli crede.
Facciamo però due conti con la realtà.
Putin non mente quando dice che il debito pubblico russo è intorno al 16% mentre quello di molti paesi occidentali supera il 100%. Quello che non dice è che il debito non va mai calcolato in termini assoluti, ma di sostenibilità. L'Occidente emette "valute rifugio" (dollari e euro). Il mondo intero (fondi sovrani, banche centrali, investitori privati) compra debito americano o europeo perché sa che è l'asset più sicuro del pianeta. Questi paesi possono finanziare debito elevato a costi relativamente bassi perché la domanda globale è infinita. Mosca non ha un basso debito per "virtù fiscale", ma perché nessuno all'estero le fa più credito. Tagliata fuori dal sistema SWIFT e dai mercati finanziari occidentali a causa delle sanzioni, la Russia non può emettere titoli di stato sui mercati internazionali. Deve finanziarsi quasi interamente sul mercato interno, costringendo le banche locali a comprare i propri titoli (i rubli) a tassi di interesse altissimi stabiliti dalla Banca Centrale Russa (che ha dovuto alzare i tassi per frenare l'inflazione).
I dati di crescita del PIL russo (che negli anni passati hanno mostrato tassi apparentemente robusti) sono drogati dalla cosiddetta economia di guerra. Sono innanzitutto totalmente dipendenti dalla spesa pubblica - quindi non il risultato di un’economia sana - e pertanto per definizione temporanei. Un carro armato prodotto in Russia inoltre viene spedito al fronte e distrutto in Ucraina nel giro di poche settimane. Genera PIL al momento della fabbricazione, ma ha un valore economico futuro pari a zero. Gli investimenti pubblici occidentali, insieme a quelli privati (assenti in Russia) costruiscono invece catene del valore che generano crescite spesso più basse ma reali e durature, che non rischiano di sgonfiarsi improvvisamente, come sta invece accadendo a Mosca, quando il doping di Stato non basta più.
Anche sulla disoccupazione, è sbagliato considerare il 2,2% un motivo di vanto. Intanto perché quel dato è frutto di una crisi demografica causata anche da un milione e mezzo di morti ed invalidi ed un altro milione di persone fuggite all’estero per sottrarsi ad un possibile reclutamento. Ma la quasi piena occupazione risente anche dell’elemento distorsivo delle imprese del comparto militare, che, forti di appalti multimiliardari e di varie agevolazioni, pagano stipendi più alti, sottraendo lavoratori ai settori civili. Un mercato del lavoro che non ha una riserva di inoccupati obbliga le imprese a cannibalizzarsi a vicenda a colpi di offerte di stipendi a rialzo per attrarre lavoratori. L’effetto è un dumping salariale interno, che causa un trasferimento di competenze (ingegneri, tecnici, operai specializzati) in favore dell’industria bellica (che come dicevo non genera valore futuro), penalizzando crescita e innovazione della restante parte dell’economia, quella più utile per lo sviluppo di un paese. Questo sistema ha peraltro in questi anni alimentato a dismisura l’inflazione, la quale ha costretto la Banca centrale ad aumentare i tassi, che, deprimendo l’accesso al credito, comprimono la domanda e strangolano le imprese, creando ulteriori problemi soprattutto ai settori non incentivati, quelli, appunto, che dovrebbero generare crescita reale.
Quella presentata da Putin allo SPEIF è dunque la fotografia di una economia distorta, insostenibile e in rapido ed irreversibile declino. Quella di un paese che è tornato ai tempi dell’URSS nella gestione delle questioni nazionali e al medioevo in quelle internazionali.
neanche su twitter ;-)
 

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" Da tempo si dice che il sistema di potere su cui si regge la leadership di Vladimir Putin possa deflagrare e il presidente russo possa cadere. Ma finora le previsioni di una sua eventuale detronizzazione si sono rivelate errate. In questo momento, però, spiegano diversi analisti, in Russia sta accadendo qualcosa che merita attenzione. “Guerre perse ed economie stagnanti hanno innescato in passato cambiamenti rivoluzionari: limitandoci alla storia russa, l'Impero russo crollò nel 1917 in parte a causa di una guerra impopolare e infruttuosa, la Prima guerra mondiale, mentre l'Unione Sovietica si disgregò in parte a causa di un'economia stagnante”, scrive il professore di Scienza Politica ed ex ambasciatore USA in Russia, Michael McFaul. E nella Russia di Putin sembra esserci la convergenza di questi due fattori.

Il segnale che qualcosa si stia cambiando è arrivato dal ridimensionamento della parata militare del 9 maggio, il “Giorno della Vittoria”. Il Cremlino ha deciso di non rischiare la consueta esibizione di carri armati e mezzi pesanti sulla Piazza Rossa per timore di attacchi da parte dei droni ucraini, dopo aver chiesto un cessate il fuoco per l’occasione. “La decisione ha dimostrato che la “operazione militare speciale” di Vladimir Putin non solo non era riuscita a sconfiggere l’Ucraina, ma che l’esercito russo era ora a rischio nella stessa Mosca”, osserva il giornalista britannico Gideon Rachman sul Financial Times.

Incapace di ottenere la vittoria dopo quattro anni di guerra totale, il Cremlino aveva cercato almeno di isolare Mosca e San Pietroburgo dalle conseguenze. Ma la guerra ha ormai raggiunto la capitale russa ed è diventato argomento di discussione anche in Russia, come testimonia l’attivista russo Alexey Sakhnin su Jacobin: “So di non essere il primo a dirvelo. Ma qualcosa sta succedendo. Lo si percepisce nell’aria. Cammini per strada, prendi la metropolitana, ti siedi in un bar e ovunque la gente parla della stessa cosa”, gli racconta un compagno che vive ancora in Russia.

Perdite di guerra ed economia stagnante, dunque. In primo luogo, il più grande fallimento di Putin si sta rivelando la guerra in Ucraina, commenta McFaul. A più di quattro anni dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina, Putin non è riuscito a raggiungere nessuno degli obiettivi militari annunciati nel 2022. Nonostante abbia condotto una guerra che ormai dura da più tempo di quella dell’Unione Sovietica contro la Germania nazista, Putin non ha realizzato la “denazificazione” dell’Ucraina, il suo modo per mascherare e giustificare il tentativo di cambio di regime con un presidente filo-russo. Il presidente e il parlamento democraticamente eletti dell’Ucraina sono ancora in sella. E poi Putin ha fallito nella “demilitarizzazione” dell’Ucraina e non ha ridimensionato la NATO, considerata l’adesione di Finlandia e Svezia, proprio in conseguenza della guerra che lui ha voluto in Ucraina.

Gli esperti hanno generalmente concordato che, in una lunga guerra di logoramento, la Russia avrebbe ottenuto una inevitabile vittoria, a maggior ragione dopo l’insediamento di Trump negli Stati Uniti che ha frammentato il campo occidentale e con l’Ucraina a corto di denaro, armi e uomini. “Ma questa primavera, le aspettative di vittoria in Russia hanno cominciato a cedere il passo alla sensazione di una crisi imminente”, scrive ancora Sakhnin su Jacobin. Gli attacchi a lungo raggio dell'Ucraina contro la Russia stanno diventando sempre più efficaci, evolvendosi da singole esplosioni che fanno notizia alla distruzione su vasta scala di alcuni dei più importanti impianti russi di esportazione e raffinazione del petrolio. E, a differenza delle passate primavere, le conquiste territoriali russe si sono arrestate, lasciando Mosca praticamente a mani vuote rispetto alle sue perdite costantemente elevate.

Le élite – prosegue l’analisi di McFaul – sono a conoscenza della mancanza di successi sul campo di battaglia. Sempre più spesso, anche i sostenitori della guerra discutono apertamente di questi fallimenti nei media russi. E le divisioni all’interno dell’élite al potere sono spesso il primo passo nella transizione da un regime autocratico. La mancanza di successi sul campo di battaglia ha minato l’aura di invincibilità di Putin e “la sua eccessiva ambizione in Ucraina sta erodendo la stabilità politica in patria”.


In secondo luogo, il costo umano per il raggiungimento di obiettivi di guerra molto limitati è estremamente alto. Secondo quanto rilevato da Mediazona e da BBC Russian, dal 2022 sono morti 216.205 soldati russi, 8.600 solo nel mese di aprile. Ma il numero delle vittime potrebbe essere più altro. Un rapporto del Center for Strategic & International Studies (CSIS) del gennaio 2026 stima che 325.000 soldati russi siano stati uccisi in Ucraina, con altri 875.000 feriti o dispersi: il numero più alto dalla Seconda Guerra mondiale, si legge nel rapporto. “La maggior parte di queste vittime è stata causata dai droni ucraini, non dalle armi americane o europee, il che significa che l’Ucraina può continuare a combattere per molto tempo senza l’assistenza militare americana. Più questa guerra si protrae, più alto è il costo umano – e più difficile diventa per il Cremlino proteggere la società russa dalle sue conseguenze”, spiega ancora McFaul.

Infine, c’è l’aspetto economico. L’economia russa è in fase di stagnazione, come ha osservato l’economista Vladimir Milov che ha messo in guardia all’inizio di quest’anno da una “trinità maledetta” di recessione, inflazione e crisi di bilancio che si concretizzerà nel 2026, prevedendo che quest’anno sarebbe stato il più difficile per la Russia dall’inizio della guerra. L’aumento dei prezzi del petrolio e del gas, alimentato dalla guerra di Trump contro l’Iran, ha fornito un’ancora di salvezza economica temporanea al Cremlino. Nel marzo 2026, le aziende russe hanno guadagnato 19 miliardi di dollari dalle esportazioni di petrolio, quasi il doppio di quanto incassato il mese precedente. Ma pochi si aspettano che queste entrate straordinarie a breve termine possano compensare le sfide strutturali a lungo termine dell’economia russa. Il complesso militare-industriale russo sta consumando troppe risorse. Il settore privato sta morendo, in parte a causa delle sanzioni internazionali. Centinaia di migliaia dei migliori e più brillanti talenti russi hanno lasciato il paese. E tanti giovani stanno morendo in battaglia.

La congiuntura economica in cui si sta infilando la Russia è ormai apertamente discussa anche da importanti economisti russi. “Per quanto tempo potrà andare avanti così?”, si è chiesto il mese scorso l’economista Robert Nigmatulin sul palco del Forum economico internazionale a Mosca. “Sotto l’Unione Sovietica eravamo più poveri, ma stavamo costruendo il paese, l’industria spaziale e l’energia nucleare. Eravamo all’avanguardia! E adesso? Abbiamo perso tutto e siamo ancora i più poveri”. Allo stesso forum, Vladimir Boglayev, direttore della Fonderia e dello Stabilimento Meccanico di Cherepovets, ha dichiarato: “Il clima sociale sta diventando molto teso. Non vedevo le autorità screditarsi così attivamente dagli anni ’90. Si può concludere che l’élite al potere abbia completamente perso il contatto con la situazione reale sul campo dell’economia del paese. Una critica così aperta è una novità.

In tutta risposta alle critiche e al “clima più teso all’interno della società russa”, le autorità hanno rafforzato il controllo su Internet. In primo luogo, hanno cercato di bloccare Telegram, la principale piattaforma di comunicazione russa, utilizzata da soldati, famiglie di militari in mobilitazione, funzionari, imprenditori e milioni di utenti comuni. È anche la piattaforma sulla quale i blogger filo-bellici hanno costruito il loro pubblico e la loro influenza. Secondo alcune fonti, il Cremlino sperava di spingere gli utenti verso alternative controllate dallo Stato. Invece, decine di milioni di persone hanno scaricato reti private virtuali (VPN) e hanno continuato a usare Telegram. A marzo, Internet mobile è stato disattivato in molte regioni, inclusa Mosca, restringendo non solo lo spazio informativo in Russia, ma influenzando in modo significativo la vita digitale dei russi comuni, anche di quelli che sostengono ampiamente Putin: l’home banking, la prenotazione dei taxi e altri importanti servizi online sono stati tutti interrotti.

Queste restrizioni sono state criticate da tutto lo spettro politico, incluso chi occupa posizioni di potere e personaggi pubblici un tempo fedeli al governo. In un video che ha totalizzato 30 milioni di visualizzazioni, la blogger russa Victoria Bonya, residente a Monaco, ha affermato che è stato costruito un “muro” tra i russi e il presidente perché i funzionari a lui vicini gli nascondono le informazioni perché “spaventati” da Putin: “C’è la sensazione che non viviamo più in un paese libero”, ha detto Bonya. Il video è stato citato anche dal leader del Partito Comunista, Gennady Zyuganov, per mettere in guardia dalla china che sta prendendo la Russia: “Il Paese potrebbe trovarsi di fronte a una rivoluzione in stile 1917, a meno che non si adottino misure per affrontare le sfide che abbiamo di fronte”.

Zyuganov non è l’unico ad evocare il 1917 e altri precedenti della storia russa che hanno portato a disordini popolari e a cambiamenti radicali di direzione politica. La sconfitta nella guerra russo-giapponese del 1905 contribuì a disordini popolari e a passi verso una monarchia costituzionale. Il fallimento nella prima guerra mondiale costituì lo sfondo della Rivoluzione russa, come detto. La destituzione di Nikita Khrushchev dalla guida dell’Unione Sovietica nel 1964 era strettamente legata alla percezione del fallimento nella crisi dei missili di Cuba. La guerra in Afghanistan fu una parte importante del malessere che portò al crollo dell’Unione Sovietica. Tutti questi precedenti suggeriscono che un fallimento in Ucraina potrebbe facilmente portare alla caduta di Putin, ma questo non significa che il suo sistema di potere stia per crollare, nota ancora Gideon Rachman.

Finora, la rivolta del 2023 guidata da Yevgeny Prigozhin, il fondatore del gruppo Wagner, è stata il momento in cui Putin è andato più vicino a perdere il potere da quando è diventato presidente della Russia nel dicembre 1999. Ma dopo il fallimento dell’ammutinamento e la morte di Prigozhin, Putin si è assicurato di avere uno stretto controllo su tutte le forze armate del paese. "
 
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