Intervista La crisi del mercato bici vista dai rivenditori

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crue80

Biker novus
21/12/17
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salerno
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cube
Un problema di cui non si tiene mai in debito conto quando si fanno queste analisi è quello del costante calo demografico. Se nascono sempre meno persone è logico avere sempre meno giovani che si approcciano al ciclismo è quindi a parità di tutte le altre condizioni i numeri assoluti del venduto saranno sempre e costantemente in calo... (ovviamente al netto del ricambio del parco "circolante")
 
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lollo72

Biker poeticus
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Romagnano Sesia
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Aggiungere che il calo demografico è più marcato proprio nella fascia di popolazione che può permettersi una bicicletta per attività sportiva /agonistica oltreché ludica .
Pensiamo poi a dei ragazzini che con le loro RockRider base si mettano a girare nei luoghi più frequentati e regolarmente "sverniciati" dall'attempato di turno sulla sua Turbo S-Works , c'è il rischio che i più giovani preferiscano darsi alle gare online con la PS dove virtualmente possono pilotare qualsiasi mezzo !
Attualmente vedo tre problematiche : carenza di giovani , budget sempre più elevati , tempo da dedicare all'attività ciclistica .
 

Vega78

Biker novus
29/3/21
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YT Industries CF Pro Race
Riduzione a slogan di un fenomeno più ampio.

L’elettrificazione non ha “ucciso lo sport”: ha separato nettamente due piani che prima convivevano male—prestazione pura e accesso di massa. La prestazione resta intatta nei contesti dove conta davvero (gare, segmenti, cronometro, ranking). L’accesso si allarga con strumenti diversi. Non è una deviazione, è una segmentazione.

L’argomento dell’emulazione è fragile. Nessuno ha mai davvero raggiunto il livello di Tadej Pogačar, Jannik Sinner o Nino Schurter comprando l’attrezzatura. L’identificazione funziona come narrativa commerciale, non come meccanismo causale. L’e-bike rompe quella narrativa perché rende visibile una cosa che prima era nascosta: il risultato dipende dal motore umano, non dal mezzo.

Sul piano economico, più utenti = più mercato, anche se eterogeneo. Il praticante “debole” non sostituisce quello agonistico, lo affianca. Brand e sponsor si spostano dove c’è volume e storytelling: oggi includono mobilità, sostenibilità, tecnologia. Non è un collasso, è riallocazione.

L’idea che l’accessibilità allontani i praticanti storici confonde identità con infrastruttura. I trail affollati non cancellano la pratica evoluta; impongono selezione dei contesti: percorsi tecnici, orari, eventi, discipline. Chi cerca performance trova ancora ambienti dove la metrica è la stessa di sempre: tempo, potenza, tecnica.

Il “ricambio generazionale” ha barriere più profonde: costo, urbanizzazione, tempo disponibile, alternative digitali. L’e-bike abbassa alcune barriere (età, condizione fisica, rientro all’attività) e può essere porta d’ingresso, non uscita.

Gravel e bikepacking non sono fuga dai “panzoni”: sono cicli di moda tipici dello sport, con driver diversi—esplorazione, autonomia, socialità, estetica. Che crescano insieme all’elettrico indica diversificazione della domanda, non decadimento.

Non c’è perdita dello sport, c’è perdita di un monopolio culturale su cosa “vale” come sport. La competizione resta dove è sempre stata; "il resto del mercato" ha smesso di fingere di essere quella stessa cosa, è tutto ciò che non è gara: uso ricreativo, fitness leggero, mobilità, turismo. Per anni è stato venduto con il linguaggio della performance (“stessa bici del pro = vai come il pro”). Era una finzione commerciale. Con l’e-bike questa finzione salta perché l’obiettivo cambia esplicitamente: non dimostrare superiorità atletica, ma rendere possibile/gradevole l’attività a più persone.

Quindi la competizione non si è spostata né indebolita; è rimasta confinata dove viene misurata. Il mercato extra-agonistico ha smesso di travestirsi da competizione e si presenta per ciò che è—accesso, divertimento, funzione.
 

Vega78

Biker novus
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YT Industries CF Pro Race

va bene, ma tutto questo discorso non tocca il fatto che chi pratichi mtb, con o senza motore, diventi sempre di meno, che poi è il succo dell'articolo.

Dai numeri delle vendite bici non si può dedurre direttamente il numero di praticanti MTB/eMTB. I dati misurano acquisti, non partecipazione sportiva. Un praticante può usare la stessa MTB/eMTB per anni e questo non compare nei dati annuali di vendita.

Il calo delle vendite può coesistere con, più utilizzo delle bici già in circolazione, più uscite per praticante (uso intensivo), crescita del mercato usato, smaltimento della sovraproduzione durante il Covid.

Si vendono meno bici in termini di pezzi rispetto al picco 2020–2022 (si parla di numeri intorno a 2M di pezzi per anno di Covid) Ma i dati andrebbero letti come: Volumi (pezzi): in calo → oggi ~1,3–1,4 milioni vs ~1,7+ milioni nel picco pre-Covid (anno 2019)
Valore (€): in aumento rispetto al pre-Covid → prezzi medi più alti. Mix prodotto: più e-bike (più costose), meno bici economiche quindi, meno unità vendute, più fatturato per unità, mercato più “premium” e selettivo.

Non è un crollo della domanda assoluta. È una contrazione dei volumi dopo un eccesso (periodo Covid), con spostamento verso prodotti più costosi. il mercato nuovi acquisti MTB tradizionali è meno dinamico rispetto al picco 2020–2022 (in crescita quello eMTB) ma questo non misura né conferma un calo di praticanti.

 

marco

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Luca di All4cycling fa un paragone fra 2013 e oggi che la dice molto lunga.
 

Cappellaio Matto

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Io non capisco perché non riuscite ad accettare ilmfatto che bici ed ebike sono due cose diverse, e ci si fanno due sport diversi. Non è difficile.
E molti si chiedono perché la necessità di sottolinearlo ad ogni occasione sia così preponderante in alcuni ... bisogno di differenziare per sentirsi superiore di altri?

Comunque a me interessa zero se vengo visto in maniera diversa a seconda se poggio il deretano su di una mtb o su di una emtb ... vivo bene comunque la mia passione, uguale o diversa che sia
 
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mauretto

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E molti si chiedono perché la necessità di sottolinearlo ad ogni occasione sia così preponderante in alcuni ... bisogno di differenziare per sentirsi superiore di altri?
Mah, sai, è un costume generalizzato in qualsiasi campo (in Italia).
Ma proprio in qualsiasi. C'è chi ha una moto Bmw e si sente superiore a chi ha una Honda, chi ha una Canon e si sente superiore a chi ha una Nikon, chi ha l'Iphone e si sente superiore a chi ha il Samsung...ognuno si diletta come può
 

Cappellaio Matto

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Ok ma non è che ci si fa proprio una bella figura a mostrarsi arroganti e superbi ... de gustibus
 

Laconico

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Io non capisco perché non riuscite ad accettare ilmfatto che bici ed ebike sono due cose diverse, e ci si fanno due sport diversi. Non è difficile.
Che siano 2 cose diverse non ci piove, ma sul discorso sport occhio ... perché l'abito non fa il monaco (tra gente che con una mtb si scarrozza per argini a velocità sedia a rotelle ed ebikers che su per monti sputano l'anima su cancelli da 20 e rotti chili tentando di risparmiare batteria per esser sicuri di rincasare chi sta facendo sport?).
Meno certezze e più apertura mentale piiis
 
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Ivo

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Infatti basta poco per alimentare il proprio suprematismo. Nulla di che andare orgogliosi.
 

mauretto

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Ma infatti, il concetto è che generalizzare è quasi sempre sbagliato