Ragazzi ripeto che sono modi di pensare e vanno rispettati.
Nella mia modesta carriera penso di essere arrivato a circa 500 morti avuti sul posto di lavoro e fuori...peggio di un soldato che ha fatto la guerra, senza aggiungere quelli nella mia famiglia che se ne sono andati, il primo è stato mio padre quando avevo 15 anni. No un nonno malandato, no un vecchio zio malato...mio padre...e poi tutti gli altri.
Posso dire con certezza che quando si è a piangere un caro estinto, condividere il dolore raccontando (ovviamente non è questa la regola e ci sono modi e modi per farlo) delle altre proprie perdite si instaura un meccanismo di condivisione che parrebbe dare forza e sopratutto consapevolezza.
Lo vedo tutti i giorni nella morgue o ai funerali a cui partecipo, forse i partenopei si danno forza così che vi devo dire...ed io lo SONO.
Certamente il modo di fare e sopratutto le parole da usare sono diverse da caso a caso e non è sempre STRETTAMENTE NECESSARIO farlo, dipende dal momento...ma alle volte è davvero utile per far capire davvero che non si è soli e che si può realmente comprendere il dolore.
Spero di essermi spiegato

cioè o si è in un modo o non si è