Si sta sfiorando il ridicolo.
Gli elettrici non chiedono approvazione e riconoscimento, ma se ti azzardi a dire che il ciclismo con una bici a pedalata assistita sia uno sport (sottolineo: è COMUNQUE uno sport) diverso dal praticare ciclismo con una bici NON assistita, ti becchi del reazionario e un'accusa di ristrettezza mentale.
Fate pace con voi stessi. Quando a parità di esercizio, distanza, dislivello, velocità, si ottimizza il mezzo per fare meno fatica, si sta spostando il focus dell'attività su aspetti diversi. Non migliori o peggiori, diversi. Senza nessuna velleità di dare patenti etiche o morali.
Correre in piano per 42km, lungo strade e viottoli, se spogliato dell'aspetto, della soddisfazione di farlo "a piedi, di corsa, senza ausili", diventa uno che ha sbagliato mezzo di trasporto, perchè per correre in piano, su quelle distanze, sarà ben meglio la bici che fracassarsi le ginocchia e le caviglie per 3-4-5 ore.
Non vi è dubbio che fare il Passo del Madriccio, scassandosi prima le palle sulla strada che sale a Solda, e lasciandoci poi un polmone sulle rampe che salgono dal rifugio Milano, senza assistenza, sia una minchiata in un mondo in cui esiste ed è disponibile l'assitenza elettrica. Se uno lo fa è perchè ha una visione di quello che è l'esperienza che vuole fare, che include la soddisfazione di mettersi fisicamente in gioco, di sfidarsi su un dislivello e una distanza, e di riuscirvi. E' da reazionari retrogradi sostenere che questa visione sia quella giusta. E' da deficienti andargli a dire che è un pirla che c'è l'assistenza.
Perchè tutto lo sport è fatto di
- porsi un obiettivo
- darsi delle regole
- mettersi in gioco, auto-mettersi in difficoltà
- realizzare l'obiettivo
Se uno vuol salire la Tofana di Rozes, c'è la normale che sale dal Giussani, a tornantini e senza praticamente alcuna difficoltà se non la fatica fisica. Se l'obiettivo fosse semplicemente arrivare in vetta a vedere il panorama, chi è quel deficiente che andrebbe a imbrecanarsi sui sesti gradi del primo pilastro, rischiandoci la pelle? Evidentemente c'è chi trova soddisfazione nel mettersi volontariamente in una situazione difficile, per dimostrare a se stessi di avere la capacità di venirne fuori.
Se l'escursionista arrivato in cima per la facile normale, avvicinasse il rocciatore "facciamo lo stesso sport" cosa pensereste? Che sono al più cugini, ma obiettivi, metodi, preparazione sono profondamente diversi. Peraltro credo che l'alpinista non gradirebbe la definizione di "sport", per cui...
Tutti gli sport hanno di fondo la scelta di regole auto-imposte.
Penso che siamo tutti d'accordo che quello "noleggio la eMTB per salire alla malga, che in macchina non mi lasciano e a piedi faccio più fatica" stia violando questo aspetto fondamentale della definizione di sport. Non si è auto-imposto né regole, né obiettivo, sta scegliendo tra i mezzi legalmente concessigli quello che lo infastidisce meno.