Mi ricordo un giro che avevo fatto sul Vergante in solitaria nella neve... un'esplorazione un po' rischiosa, magari mi aiutate a ricostruire dove cavolo ero finito.
da Invorio Superiore percorrevo la bella sterrata larga che si inoltra nei boschi verso il Vago inizialmente pianeggiante; poi ho preso una stretta stradina dissestata che saliva sulla dx, mi pare fosse l'E1 (son passati 5-6 anni ormai), seguendo le tracce di una moto da trial. Dopo un po' che pedalavo faticosamente nella neve su quella stradina ripida in un dedalo di falsi bivi, le tracce della moto da trial puntano sù dritti nel bosco, mentre un sentierino battuto dai cinghiali prosegue dritto abbastanza in piano. Vado dritto a mezza costa, sul lato in ombra della collina. Non so assolutamente da che parte sono girato, perché sono sui crinali opposti alla dorsale del Vago e le ramificazioni dei ruscelli creano una miriade di vallette mai viste. Dopo un po' che proseguo sul diagonale nevoso il pendio diventa troppo ripido e la traccia scompare. Sento un grugnito sordo provenire da non so dove. Pelle d'oca. Scivolare per 100m giù fino al torrente non mi alletta, così mio malgrado faccio retrofront. Fa un freddo porco. Torno indietro e comincio a spingere faticosamente inerpicandomi sulla collina, cercando di non perdere le flebili tracce della moto. L'idea di scendere fino a fondovalle e riprendere la bella sterrata, che mi ero posto come obiettivo originario, la rifiuto decisamente: là facile e comodo, qui sperduto e arduo? qui, ovviamente. L'incoscenza è sempre stata la mia fedele compagna di viaggio.
Dopo un sacco che spingo in cresta su queste colline, sbuco finalmente su una strada sterrata che scende a destra (forse verso Ghevio) e sale a sx; volendo arrivare al Vago, vado a sx, sperando di essere orientato giusto. Tutte quelle valli sono un labirinto, non ci sono punti di riferimento oltre al sole: non si vedono paesi, montagne o altre strade... solo boschi caotici.
La strada sterrata coperta dalla coltre nevosa presto si manifesta in uno stato di abbandono totale, con canali dell'acqua profondi più di un metro. Dove si può pedalo nelle tracce di altre moto da cross.
Altri bivi non segnalati mi portano a salire ancora... si slitta, si sfonda, ma per lo meno sono tornato in un posto dove qualcuno magari passa prima del disgelo! rassicurato proseguo, sempre alla cieca sulla sterrata che sembra migliorare.
Ora non ricordo bene dove sono sbucato, ma penso sulla strada che sale da Colazza verso la Cappella del Vago. Poi scendo verso Milanetto e al tornante prima della frazione, prendo quella sterrata fangosa a sx che, dopo 10m di salita, scende veloce a dx... tra solchi dei trattori e moto, lastre di ghiaccio, saltini sui dossi innevati, faccio largo uso di jolly. Alla fine arrivo tra i guadi pietrosi che si congiungono alla sterrata che avevo lasciato in partenza.
Che giro! 4 ore di salita per 20 minuti di discesa!

Avevo vissuto davvero certi attimi di disperazione in quel labirinto ghiacciato.
Non sono più tornato in quella zona, non tanto per paura, quanto per scarsità di panorami.
Voi conoscete meglio quella parte verso Ghevio?