curioso vi riporto qualche articolo dal sito dei grandi carnivori, della provincia di Trento (non la LAV o il WWF)
Quando l’orso può essere pericoloso
L’orso bruno
non è pericoloso se non in rare e particolari condizioni:
1.esemplari feriti
2.femmine con i cuccioli
3.esemplari sorpresi su carcasse o altre fonti di cibo
4.esemplari sorpresi all’improvviso, spaventati
5.esemplari disturbati in tana
6.in generale, esemplari molto confidenti con l’uomo.
E’ importante ricordare che è assolutamente negativo e pericoloso sia per l’uomo che per l’orso cercare di attirare quest’ultimo con esche alimentari allo scopo di osservarlo, fotografarlo o filmarlo.
Questa pratica è vietata dalla legge e come tale sanzionabile. Con questa pratica il plantigrado perde il timore nei confronti dell’uomo, associando anzi la presenza umana alla possibilità di reperire cibo in modo facile. In rari casi succede anche che questi comportamenti siano effettuati in buona fede, nella convinzione di “aiutare” gli orsi. Deve essere chiaro invece che
alla lunga questi atteggiamenti finiranno col nuocere gravemente sia al singolo animale sia alla popolazione intera. Un orso che perda il timore verso l’uomo, che si avvicini a fonte di cibo di origine antropica mostrando una sorta di dipendenza,
alla lunga verrà catturato e rinchiuso in cattività o abbattuto.
Era proprio necessario portare in Trentino degli orsi?
Gli orsi sono
sempre stati presenti sui monti del Trentino occidentale, dove non si sono mai estinti (unica zona sull’arco alpino), pur arrivando
alle soglie della scomparsa definitiva. Non si è portato dunque qualcosa di “estraneo”, ma si è cercato di mantenere una specie che
di fatto è sempre stata presente e che fa parte della nostra
storia, cultura e tradizione. Va inoltre ricordato che è in atto un fenomeno di ricolonizzazione spontanea che riguarda non solo l’orso (lentamente, da oriente) ma anche il lupo (molto rapidamente), lo sciacallo dorato e la lince. Dunque il capitolo trentino è solo una parte di una storia più grande che è in atto da decenni ed è destinata a proseguire.
La casistica
In Italia, nelle Alpi e negli Appennini, sono documentate due aggressioni nei confronti dell' uomo negli ultimi 150 anni. Esse sono avvenute in Trentino in contesti in cui uomo e orso si sono trovati, a sorpresa, a distanza ravvicinata. La prima, dell'agosto del 2014 sui versanti boschivi sopra Pinzolo, ad opera di un
orsa accompagnata dai suoi cuccioli nei confronti di un raccoglitore di funghi, la seconda, a giugno 2015 nei boschi di Cadine, ancora ad opera di una
femmina accompagnata da cuccioli nei confronti di un podista con cane. Le persone coinvolte sono state ferite (in un caso leggermente, e nell'altro in modo serio) e condotte in ospedale per le cure necessarie.
Uno studio scandinavo basato su numerose documentazioni e testimonianze, ha evidenziato che in Svezia la penultima vittima di un attacco risale a più un centinaio di anni fa, un cacciatore di orsi attaccato da un individuo ferito, mentre l'ultima è del 2004, anche in questo caso un cacciatore. In Norvegia l’ultima vittima risale al 1906, quando un giovane pastore sorprese un orso ad una carcassa. Più di recente, tra il 1976 e 1995, ci sono stati 21 incontri, con 7 feriti: di questi, 6 erano situazioni di caccia e in un caso fu coinvolta una femmina con i piccoli. Ancora, nel 1998, si è registrato in Finlandia un incidente mortale occorso ad un uomo mentre faceva footing.
Nel Progetto Scandinavo sull’Orso bruno, sono stati documentati negli ultimi 15 anni in Svezia (popolata da circa 3.000 orsi) 114 incontri, nella maggior parte dei quali l'animale è scomparso, senza attacco alcuno, appena percepita la presenza umana (si veda in questo sito la pubblicazione "L'orso bruno è pericoloso?" Comunicazione -
Materiale informativo)
In Russia, in uno studio specifico, sono stati documentati 704 incontri negli ultimi anni; nessuno di questi ha implicato aggressività o ferimenti. Da ultimo nel 2010, si è registrato un incidente mortale nella parte nord occidentale del Paese.
In Romania invece il dato è in controtendenza; si registrano infatti diversi casi di aggressione e anche alcuni decessi. In questo Paese l'orso è specie cacciabile e quindi viene tenuto artificialmente a densità altissime, viene cacciato e molti degli incidenti sono riconducibili all'attività venatoria. Inoltre molti orsi sono stati allevati in cattività (senza quindi nessun timore per l'uomo) e successivamente immessi in natura. Ancora, in Romania la comunicazione e l'informazione sull'orso sono ancora molto carenti. Infine va registrato che spesso gli orsi vengono alimentati artificialmente anche nelle periferie di alcune grandi città (Brasov) al fine di essere osservati, fotografati e filmati, ed anche questo è fonte di pericolo per l'uomo.
Un altro studio, in Austria, dove è stata realizzata una immissione di orsi sloveni, tra il 1989 e il 1996, ha registrato 516 casi di incontro, tra cui 5 “falsi attacchi”, ma senza alcuna conseguenza.
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