Roc d'Azur: l'orgia del VTT

the.mtb.biker

Biker assatanatus
30/10/05
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a
Vale la pena farsi 650 chilometri in auto, oltre otto ore di viaggio, per una corsa lunga poco più di 50 chilometri? Nel caso della Roc d'Azur, sì: almeno una volta nella vita bisogna esserci all'orgia collettiva di MTB (anzi "VTT-Velò Tout Terrain", come dicono i francesi), che non ha eguali in Europa, e forse anche nel mondo. Questa volta l'avventura non è la trasferta, non sono i momenti esilaranti vissuti con i compagni di squadra, non è il dopo-gara alcolico tipico della MTB A Casa Vecia: l'avventura, oggi, è tutto il resto.
Mettete la fiera del ciclo di Milano (l' EICMA) interamente riempita di mountain bike: bene, questa è l'accoglienza alla vigilia. Una fiera dalle dimensioni incredibili dove si può trovare di tutto, dai costruttori più importanti alle centinaia di proposte turistiche freeride delle montagne francesi, dai meccanici ufficiali di tutte (ma proprio tutte!) le squadre a vostra completa disposizione fino alle esibizioni di dirt, trial e bmx che volano sopra le teste dei visitatori. Senza contare i big della MTB mondiale che girano tranquilli tra i padiglioni come una persona qualsiasi farebbe.
Ecco, l'orgia della Roc è questo mescolarsi continuo del VTT, un termine ben più ampio del MTB italiano: VTT è tutto quello che non sia ciclismo su strada, dalla granfondo al cross country, dal dirt al bmx fino al freeride. Il tutto contornato da migliaia di persone appassionate e competenti, gli spazi immensi della Base Nature di Frejus, un continuo susseguirsi di competizioni ed esibizioni, pettorali numero quattordicimila e oltre: questa è molto più che una semplice granfondo.

Alla Domenica la "Roc d'Azur 58km." chiude ufficialmente l'edizione numero 22 della manifestazione: sulla carta il percorso sembra abbordabile, con quei 58 chilometri e quelle brevi salitelle che fanno ridere al confronto con le maratone e le vette superate in una stagione lunga e dura come quella che volge al termine; fortuna vuole che in partenza i bikers della Superbike Pozzetto mettano la pulce nell'orecchio: sarà gara dura e senza respiro, tra polvere e sassi lungo un percorso tecnico come non se ne vedono in Italia.
Alle 11.30, quasi all'ora di pranzo, mentre i primi (partiti un'ora e mezza prima) stanno per arrivare, ci si avvia; gia dall'inizio i primi intasamenti creano qualche intoppo, ma è sulle prime còtes costiere che si capisce cosa significhi la mountain bike per i francesi: biciclette biammortizzate di tutti i tipi e di tutti i pesi ma zero front, abbigliamento largo e comodo, pedali flat e protezioni da downhill; il percorso, per di più, duro come mai visto prima: salite su sentieri stretti e a gradoni, discese tecniche all'inverosimile con passaggi più che pericolosi (addirittura un drop da tre metri!) e tanti, tantissimi single track. E i francesi, a voler restare a tutti i costi in sella sia in salita che in discesa, cadono per terra in continuazione: ogni volta, però, si rialzano con il sorriso sulle labbra, tentando di stare in sella al passaggio successivo; un tipo in divisa Phonak è riuscito a cadere per ben quattro volte nell'arco di duecento metri... di salita!
Tuttavia, il particolare che si nota tra la polvere sollevata dalle cadute, è che tutti agiscono con la massima prudenza, evitando rischi inutili sia per sè che, soprattutto, per gli altri: se in Italia, appena la strada si allarga, è tutto un gridare "destra! sinistra!" per guadagnare posizioni, qui in Francia nessuno si azzarda a superare un biker più lento, soprattutto in discesa, se i rischi di caduta non sono pari a zero; un livello di correttezza, civiltà e sportività difficilmente raggiungibile in Italia.
Sportività che si presenta palese dopo venti chilometri, quando una caduta lungo la discesa de La Flùte crea un imbuto dove l'attesa in coda dura addirittura un'ora; penso a cosa sarebbe successo in Italia: proteste, lamentele, urla, scorciatoie improvvisate, e una valanga di polemiche nel dopo gara. Alla Roc, invece, non è successo praticamente nulla: zero lamentele, tanta pazienza, e le uniche proteste rivolte a chi (soprattutto italiani) cercavano di guadagnare posizioni bici in spalla nel bosco.
Smaltito l'ingorgo, la corsa prosegue lungo gli interminabili saliscendi della Costa Azzurra, tra colline brulle e panorami mozzafiato sulla costa, diventando un po' più pedalabile e meno tecnica per lunghi tratti: con un compagno di squadra mi confronto in una sfida irresistibile al limite dei crampi, un continuo rincorrersi tra single track, strappi, salti, dossi, discese, paraboliche per chilometri e chilometri fermandosi solo ai ristori, letteralmente presi d'assalto dai biker transalpini e dove gli unici che tirano dritto sono, manco a dirlo, italiani. I chilometri passano ora veloci e si inizia a puntare decisamente verso sud, verso il mare che ci accompagnerà nell'ultima parte ci corsa.
Superato il tanto temuto Col de Bougnon (rivelatosi un ridicolo strappo di 300 metri) lo sterrato scende con decisione verso la costa, per poi risalire quasi in verticale fino al borgo de La Lissandre, dove chi arriva in cima in sella viene accolto dall'emozionante ovazione degli appiedati: la scena si ripete nei successivi ripidissimi strappetti sopra il paese di Saint Aygulf, finché con l'ultima discesa, interamente asfaltata, si ritorna al livello del mare.
Dalla periferia di Saint Aygulf si arriva al centro e da qui ha inizio il passaggio più bello di tutta la corsa: lo spettacolare sentierino sulla scogliera, a strapiombo sul mare, ripaga abbondantemente di tutte le fatiche sopportate, comprese quelle ancora a venire; pochi chilometri dopo, infatti, un insulso ma caratteristico passaggio sulla spiaggia obbliga tutti alla bici in spalla: sembra una vetrina a favore del divertimento dei bagnanti, che si gustano lo spettacolo stesi al sole o seduti al bar.
Pochi metri oltre, finalmente, inizia l'asfalto; al ristoro una visione mariana manda in estasi più di qualcuno, poi via verso il traguardo, tagliato in parata e a braccia alzate con i compagni, tra i sonori "buuuu!!" dei transalpini invidiosi di questi italiani sboroni.

Si chiude così una delle corse tra le più emozionanti che abbia mai fatto, lungo un percorso stupendo immerso in una natura desolata ma affascinante, tra panorami mozzafiato e scorci da cartolina, insieme a centinaia di bikers letteralmente impazziti per i single track e le discese tecniche, completamente presi dall'aspetto ludico del VTT e per nulla interessati a tempi e classifiche.
Sono tuttavia tante le lacune imputabili all'organizzazione: dai ristori poco forniti ai numerosissimi ingorghi, dall'assenza di controlli sul percorso alla mancanza di una altimetria ufficiale.
Pensandoci bene, però, queste valutazioni sono basate sui normali standard italiani, non su quelli francesi; a loro infatti non importa il tempo, la classifica, l'agonismo: i bikers francesi vogliono semplicemente passare una giornata di divertimento tra sport e natura, puntando solo ad arrivare, prima o dopo, alla fine. Con un movimento come questo, basato sul freeride e sul divertimento, sono riusciti a sfornare i leader di tutte le specialità della mountain bike, dal cross country alla downhill; noi, intanto, facciamo le volate per il 1435° posto.

E mentre i nostri giovani sognano Totti, centinaia di bambini armati di caschetto e "VTT" affollano i pistini e i single track di Frejus...


Stefano De Marchi







P.S.-X I PRESTIGIOSI 2006: abbiamo attivato un piccolo sondaggio su quali siano state le prove più belle del Prestigio 2006; per partecipare basta andare su www.mtbacasavecia.it (sezione "Interagisci")
 

Gel

Biker superioris
14/11/02
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Altare (SV)
abrondi.altervista.org
Bike
Specialized Turbo Levo, Giant Trance Advanced 29, Commencal Supreme DH, Cannondale F3000
e che male c'è ???????

Che a volte si prendono rischi enormi (soprattutto per gli altri) per guadagnare posizioni che definire di rincalzo è un eufemismo...
Poi è chiaro che tutti si impegnano al massimo e cercano di piazzarsi meglio possibile, ma a volte si esagera davvero... :sculacci:

Sono stato alla Roc lo scorso anno e ho fatto anche io mezz'ora di coda per entrare in un single-track ma tutti sono rimasti ordinatamente al loro posto aspettando il loro turno.
In Italia (mi viene in mente a Laigueglia l'ingresso nel primo single-track) per due minuti di coda ho visto scene di isteria, con gente che cerca di superarti arrampicandosi sugli alberi o passando in mezzo ai cespugli pieni di spine... :-((
 

WILDERNESS MAN

Biker assatanatus
16/12/05
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Bruntino BG
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Che a volte si prendono rischi enormi (soprattutto per gli altri) per guadagnare posizioni che definire di rincalzo è un eufemismo...
Poi è chiaro che tutti si impegnano al massimo e cercano di piazzarsi meglio possibile, ma a volte si esagera davvero... :sculacci:

Sono stato alla Roc lo scorso anno e ho fatto anche io mezz'ora di coda per entrare in un single-track ma tutti sono rimasti ordinatamente al loro posto aspettando il loro turno.
In Italia (mi viene in mente a Laigueglia l'ingresso nel primo single-track) per due minuti di coda ho visto scene di isteria, con gente che cerca di superarti arrampicandosi sugli alberi o passando in mezzo ai cespugli pieni di spine... :-((

quoto in pieno quello che dici, il rispetto della sicurezza propria e degli altri viene prima di ogni altra cosa, il mio "che male c'è" intendeva dire che non ci trovo niente di male nel prediligere l'aspetto agonistico rispetto al ludico.....
 

DoctorFabio

Biker dantescus
10/1/03
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Formigine (MO)
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In Francia c'ero anche io.

Che dire a riguardo? Zona da favola, sentieri da favola e... basta.

Troppe persone, io son stato fermo sul percorso almeno almeno un'ora e mezza... Forse varrebbe la pena di tornarci ma per fare altre gare, non quella della domenica, la Marathon ad esempio o la Rando Roc noir, gare con meno iscritti.

Nel 2004 mi ero divertito di più, c'è da dire che allora avevo il pettorale 600 e qualcosa, quest'anno 2800 o giù di lì.

Ciao,
Fabio
 

laveladileo

Biker dantescus
12/4/06
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60
Roma
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Vale la pena farsi 650 chilometri in auto, oltre otto ore di viaggio, per una corsa lunga poco più di 50 chilometri? Nel caso della Roc d'Azur, sì: almeno una volta nella vita bisogna esserci all'orgia collettiva di MTB (anzi "VTT-Velò Tout Terrain", come dicono i francesi), che non ha eguali in Europa, e forse anche nel mondo. Questa volta l'avventura non è la trasferta, non sono i momenti esilaranti vissuti con i compagni di squadra, non è il dopo-gara alcolico tipico della MTB A Casa Vecia: l'avventura, oggi, è tutto il resto.
Mettete la fiera del ciclo di Milano (l' EICMA) interamente riempita di mountain bike: bene, questa è l'accoglienza alla vigilia. Una fiera dalle dimensioni incredibili dove si può trovare di tutto, dai costruttori più importanti alle centinaia di proposte turistiche freeride delle montagne francesi, dai meccanici ufficiali di tutte (ma proprio tutte!) le squadre a vostra completa disposizione fino alle esibizioni di dirt, trial e bmx che volano sopra le teste dei visitatori. Senza contare i big della MTB mondiale che girano tranquilli tra i padiglioni come una persona qualsiasi farebbe.
Ecco, l'orgia della Roc è questo mescolarsi continuo del VTT, un termine ben più ampio del MTB italiano: VTT è tutto quello che non sia ciclismo su strada, dalla granfondo al cross country, dal dirt al bmx fino al freeride. Il tutto contornato da migliaia di persone appassionate e competenti, gli spazi immensi della Base Nature di Frejus, un continuo susseguirsi di competizioni ed esibizioni, pettorali numero quattordicimila e oltre: questa è molto più che una semplice granfondo.

Alla Domenica la "Roc d'Azur 58km." chiude ufficialmente l'edizione numero 22 della manifestazione: sulla carta il percorso sembra abbordabile, con quei 58 chilometri e quelle brevi salitelle che fanno ridere al confronto con le maratone e le vette superate in una stagione lunga e dura come quella che volge al termine; fortuna vuole che in partenza i bikers della Superbike Pozzetto mettano la pulce nell'orecchio: sarà gara dura e senza respiro, tra polvere e sassi lungo un percorso tecnico come non se ne vedono in Italia.
Alle 11.30, quasi all'ora di pranzo, mentre i primi (partiti un'ora e mezza prima) stanno per arrivare, ci si avvia; gia dall'inizio i primi intasamenti creano qualche intoppo, ma è sulle prime còtes costiere che si capisce cosa significhi la mountain bike per i francesi: biciclette biammortizzate di tutti i tipi e di tutti i pesi ma zero front, abbigliamento largo e comodo, pedali flat e protezioni da downhill; il percorso, per di più, duro come mai visto prima: salite su sentieri stretti e a gradoni, discese tecniche all'inverosimile con passaggi più che pericolosi (addirittura un drop da tre metri!) e tanti, tantissimi single track. E i francesi, a voler restare a tutti i costi in sella sia in salita che in discesa, cadono per terra in continuazione: ogni volta, però, si rialzano con il sorriso sulle labbra, tentando di stare in sella al passaggio successivo; un tipo in divisa Phonak è riuscito a cadere per ben quattro volte nell'arco di duecento metri... di salita!
Tuttavia, il particolare che si nota tra la polvere sollevata dalle cadute, è che tutti agiscono con la massima prudenza, evitando rischi inutili sia per sè che, soprattutto, per gli altri: se in Italia, appena la strada si allarga, è tutto un gridare "destra! sinistra!" per guadagnare posizioni, qui in Francia nessuno si azzarda a superare un biker più lento, soprattutto in discesa, se i rischi di caduta non sono pari a zero; un livello di correttezza, civiltà e sportività difficilmente raggiungibile in Italia.
Sportività che si presenta palese dopo venti chilometri, quando una caduta lungo la discesa de La Flùte crea un imbuto dove l'attesa in coda dura addirittura un'ora; penso a cosa sarebbe successo in Italia: proteste, lamentele, urla, scorciatoie improvvisate, e una valanga di polemiche nel dopo gara. Alla Roc, invece, non è successo praticamente nulla: zero lamentele, tanta pazienza, e le uniche proteste rivolte a chi (soprattutto italiani) cercavano di guadagnare posizioni bici in spalla nel bosco.
Smaltito l'ingorgo, la corsa prosegue lungo gli interminabili saliscendi della Costa Azzurra, tra colline brulle e panorami mozzafiato sulla costa, diventando un po' più pedalabile e meno tecnica per lunghi tratti: con un compagno di squadra mi confronto in una sfida irresistibile al limite dei crampi, un continuo rincorrersi tra single track, strappi, salti, dossi, discese, paraboliche per chilometri e chilometri fermandosi solo ai ristori, letteralmente presi d'assalto dai biker transalpini e dove gli unici che tirano dritto sono, manco a dirlo, italiani. I chilometri passano ora veloci e si inizia a puntare decisamente verso sud, verso il mare che ci accompagnerà nell'ultima parte ci corsa.
Superato il tanto temuto Col de Bougnon (rivelatosi un ridicolo strappo di 300 metri) lo sterrato scende con decisione verso la costa, per poi risalire quasi in verticale fino al borgo de La Lissandre, dove chi arriva in cima in sella viene accolto dall'emozionante ovazione degli appiedati: la scena si ripete nei successivi ripidissimi strappetti sopra il paese di Saint Aygulf, finché con l'ultima discesa, interamente asfaltata, si ritorna al livello del mare.
Dalla periferia di Saint Aygulf si arriva al centro e da qui ha inizio il passaggio più bello di tutta la corsa: lo spettacolare sentierino sulla scogliera, a strapiombo sul mare, ripaga abbondantemente di tutte le fatiche sopportate, comprese quelle ancora a venire; pochi chilometri dopo, infatti, un insulso ma caratteristico passaggio sulla spiaggia obbliga tutti alla bici in spalla: sembra una vetrina a favore del divertimento dei bagnanti, che si gustano lo spettacolo stesi al sole o seduti al bar.
Pochi metri oltre, finalmente, inizia l'asfalto; al ristoro una visione mariana manda in estasi più di qualcuno, poi via verso il traguardo, tagliato in parata e a braccia alzate con i compagni, tra i sonori "buuuu!!" dei transalpini invidiosi di questi italiani sboroni.

Si chiude così una delle corse tra le più emozionanti che abbia mai fatto, lungo un percorso stupendo immerso in una natura desolata ma affascinante, tra panorami mozzafiato e scorci da cartolina, insieme a centinaia di bikers letteralmente impazziti per i single track e le discese tecniche, completamente presi dall'aspetto ludico del VTT e per nulla interessati a tempi e classifiche.
Sono tuttavia tante le lacune imputabili all'organizzazione: dai ristori poco forniti ai numerosissimi ingorghi, dall'assenza di controlli sul percorso alla mancanza di una altimetria ufficiale.
Pensandoci bene, però, queste valutazioni sono basate sui normali standard italiani, non su quelli francesi; a loro infatti non importa il tempo, la classifica, l'agonismo: i bikers francesi vogliono semplicemente passare una giornata di divertimento tra sport e natura, puntando solo ad arrivare, prima o dopo, alla fine. Con un movimento come questo, basato sul freeride e sul divertimento, sono riusciti a sfornare i leader di tutte le specialità della mountain bike, dal cross country alla downhill; noi, intanto, facciamo le volate per il 1435° posto.

E mentre i nostri giovani sognano Totti, centinaia di bambini armati di caschetto e "VTT" affollano i pistini e i single track di Frejus...


Stefano De Marchi







P.S.-X I PRESTIGIOSI 2006: abbiamo attivato un piccolo sondaggio su quali siano state le prove più belle del Prestigio 2006; per partecipare basta andare su www.mtbacasavecia.it (sezione "Interagisci")




Bello Bello Bellissimo, mi sa che l'anno prossimo ci sarò pure io (vorrei fare venerdì sabato e domenica)



:bum-bum-:
 

Gel

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Bello Bello Bellissimo, mi sa che l'anno prossimo ci sarò pure io (vorrei fare venerdì sabato e domenica)



:bum-bum-:

Fare così è l'ideale per godersi il weekend come si deve...
Io partivo il venerdi pomeriggio, arrivavo per cena, poi il sabato hai tutto il giorno per girare... e la domenica per correre... :i-want-t:

Troppo bello!! :mrgreen:
Quest'anno non ho potuto, ma il prossimo se non ci sono novità ritorno (sarà la 4 o 5 volta)