ecco l articolo...
ADRENALINA. Un praticante
di «downhill» impegnato
su un sentiero durante
una gara di discesa
Mtb estremo, sentieri in pericolo
Enzo Bassetti: «Nessun divieto, ma regole
per tutelare lambiente e la sana pratica»
La pratica del downhill (letteralmente: giù dalla collina) ha nellAlto
Garda una sorta di tempio: un sentiero che dallAltissimo arriva
a Nago. Gli appassionati di questa disciplina estrema sono in
continua crescita e, in Trentino, vengono anche organizzate delle
escursioni guidate a pagamento. Ti caricano su un furgone, ti affittano
la bicicletta, casco in testa e poi giù per la discesa.
Ci sono anche i campionati di specialità e impianti
«fissi» come in Carnia, che solitamente sfruttano
le piste da sci nel periodo estivo. Ma il biker estremo
cerca ladrenalina e quindi spesso si avventura in
sentieri strettissimi, con pendenze da vertigine. Solitamente
indossa un casco da motocross,
protezioni
ai gomiti e alle ginocchia, guanti robusti e lunghi.
Le biciclette hanno telai solidi, doppio ammortizzatore
e molla posteriore, due
freni a disco. Quelle migliori
vengono dagli Usa e i costi sono da «fuoriserie
»: per due
ruote adeguate alle violente sollecitazioni
di un sentiero di montagna servono dai 2.500
ai 5.000 euro.
I praticanti non disdegnano neppure linverno: peneumatici
chiodati e via sul ghiaccio, perché laderenza
sarebbe addirittura migliore. Naturalmente le
pendenze preferite vanno oltre il 20% che la Provincia
intende porre come limite invalicabile nel nuovo regolamento.
Nella «lista nera» preparata a suo tempo dalla Sat di Arco ci sono
tracciati che si snodano fra i gruppi montuosi del Casale Brento, del
Monte Colodri e del Monte Stivo. In molti casi si tratta solo di alcuni
tratti, in altri la richiesta di divieto arriva ad essere totale.
In picchiata fino a Nago
LA «PISTA» DELLALTO GARDA di BEPPE BONURA
Allarme sentieri di montagna.
lancia da tempo la Sat, preoccupata
per certi usi fin troppo disinvolti
di quello che viene definito
un patrimonio di tutti, fatto di
storia e tradizione». Il dito accusatore
in questo momento è puntato
sulle mountain bike, in particolare
sulla pratica del «downhill»,
nuova specialità
che prevede
discese mozzafiato
lungo i
sentieri più ripidi.
Facile intuire
rischi a cui potrebbe
andare
incontro un malcapitato
escursionista
che, da
curva, potrebbe
vedersi
spuntare uno di
questi «kamikaze
su due ruote.
Non siamo
certo contrari a
va fra i boschi in mountain bike.
Anche la Sat organizza delle
escursioni in mtb, però è chiaro
tutto deve essere fatto con
equilibrio e rispetto. Ma questi ragazzi
scatenati del downhill, che
pure amo, fanno solo danni e rappresentano
un pericolo», afferma
Bruno Calzà (nella foto), presidente
della Sat di Arco. La sezione gestisce
sentieri per un totale di 105
km, che abbracciano anche i comuni
di Dro, Drena, Tenno e Ronzo
Chienis. E tempo fa - come spiega
lo stesso Calzà - aveva preparato
una lista di 14 trecciati da
chiudere alle mtb. «Dovevamo fare
le segnalazioni al Comune, che
avrebbe poi provveduto ad emettere
i divieti di transito. Siamo stati
tra i primi, ma poi, quando è venuto
il momento di concretizzare
le chiusure, sono sorti dei problemi
e alla fine la Provincia ha deciso
di cambiare rotta con un nuovo
regolamento, destinato ad entrare
in funzione dal primo maggio.
Ora i sentieri sono tutti aperti
».
Come riferito ieri, il provvedimento
provinciale dispone che
non ci si potrà avventurare sulle
due ruote in quei tratti di sentiero
con pendenze superiori al 20%
e nei tracciati di larghezza inferiore
allingombro della bicicletta posta
di traverso. Per un anno non
sono previste sanzioni per i trasgressori.
Approccio soft, anche
perché la mtb è una ricchezza per
il turismo trentino: vale almeno
100 mila ospiti lanno.
«Non si tratta di vietare - sottolinea
il consigliere provinciale Enzo
Bassetti - ma di dare delle regole
per tutelare lambiente e chi pratica
lo sport della bicicletta in
montagna. La preoccupazione è
per il downhill, disciplina estrema
in continua crescita, ma che ha
uno spirito totalmente diverso dalla
mtb. Non si cerca infatti il contatto
con la natura, che è anche
fatica, ma si raggiunge in auto la
quota e poi ci si lancia in discesa
a velocità assurde. Un pericolo
per chi percorre a piedi i sentieri
in cerca di pace e tranquillità».