Ma la molla secondaria non ha un aiuto idraulico?
io sono un po' diffidente...
l'angolo formato dall'asse dell'ammo e la biellettina non mi convince, perché muovendosi si attraversa l'angolo critico di 180°, e il movimento teorico può essere ben differente da quello reale, infatti sembra che tutto si regoli in base alla trazione della
catena (in salita) e alla frenata (in discesa). Ma la "chiusura" dell'angolo oltre i 180° in avanti è talmente ridotta che un piccolo allentamento del tiro catena nel superamento "di reni" di un ostacolo in salita, può far varcare la soglia del 180° e non appena si ritorna ad appoggiarsi sulla sella, si ha la bielletta inclinata all'indietro, provocando l'improvvisa sua compressione, aprendo tutti gli angoli ed entrando in crisi finché una forte pedalata non riporti la molla distesa, riposizionando la bielletta oltre quei 180°...
Avete presente le ginocchia del cavallo?
Boh... più che altro è proprio la durezza della molla che determina il "punto di sblocco", e non so come si possa tarare senza una componente idraulica. Solo col precarico?!
Vi sarà capitato di pedalare su un sentiero abbastanza vicino ad un amico che vi precedeva e magari di dover frenare bruscamente perché l'altro ha incontrato un sasso che gli ha fatto perdere l'equilibrio per un istante. Con questo sistema quell'attimo di esitazione comporterebbe l'apertura di tutti gli angoli, e una ripartenza su quel dannato strappetto ancora più difficoltosa.
Nel caso inverso, non è raro dover pedalare forte anche in discesa per una rincorsa o altro... e trovarsi proiettato in avanti dal tiro-catena, può seriamente essere antipatico...