Combatto ogni giorno nella scuola italiana, partendo dal principio dell'azzeramento di quanto viene quotidianamente proposto ai miei studenti da mezzi di informazione e da luoghi comuni, cercando di dare loro gli strumenti per costruirsi una mente critica.
Mi capita di leggere in loro una certa rassegnazione allo stato attuale delle cose, anche perché le mie poche ore dovrebbero pesare 'qualitativamente' più del resto delle loro giornate, passate o daventi alla tv o comunque a contatto con un mondo adulto fatto solo di compromessi e di arrivismo.
Propongo spesso la cultura, la natura, lo sport come momenti di possibile pulizia e mancanza di compromesso.
E poi...
...e poi arriviamo a dire che, sì, il casco lui se lo mette sempre, ma per obbedire a leggi di telegenia stavolta no... 'telegenia'?!?
...e poi ci meravigliamo se i nostri figli, per apparire 'fighi', si bruciano il corpo, il cervello e - nella peggiore delle ipotesi - la vita stessa.
...e poi ci meravigliamo quando ci cagano in testa se chiediamo le piste ciclabili! Ci sarà sempre qualche individualismo (vedi il successo di un atleta) più importante del benessere della società: lo sappiamo già, rassegniamoci.
Che brutta dichiarazione di sconfitta, che squallida bandiera bianca...
Se non per noi stessi, cominciamo ad essere positivi e propositivi almeno per loro, per i nostri figli, magari anche proponendo il casco in ogni situazione come elemento del 'figo'.
La fatalità è una cosa, l'incoscienza un'altra.