Prometto che non userò più a sproposito o con sufficienza il termine XC.
Sicuramente quell'atteggiamento superconvinto e quella tendenza ad agararsi fine a se stessa, e non come forma di sfottò e di scherzo non ci appartiene, ma devo dire che anche un percorso prevalentemente XC offre delle bellissime sfide adatte ai botoli.
Come già detto dai compagni d'avventura, @lex58, Fra.ar, Giacomopedala e Danyraider, ci siamo cimentati con una ricognizione sul prossimo percorso della Rampi(RompiBotoli)Chiana, e per il sottoscritto è stato un calvario.
L'inizio ha offerto un primo trasferimento su asfalto fino a S. Andrea a Pigli con il gruppetto che, complice il troppo bitume, si è un po' disunito nell'andatura. Poi la prima salita, faticosa ma su fondo che non presentava difficoltà di trazione per arrivare a mezza quota e proseguire su sentieri sterrati. Qui già un primo assaggio di divertimento, con saliscendi da guidare, sassi da superare con rilanci di pedale ed anche una divertente ridiscesa in simil single track con ripidini nei quali anche io mi sono potuto divertire a far "sbandierare" la bici con piccoli bloccaggi del freno posteriore.
La parte centrale, invece, risulta essere un po' più noiosa, con tratti di collegamento asfaltati e pezzi motosi nei quali si fatica molto per spiccicare le
ruote di terra. Tanto chiasso e poca lana!
Arrivati a Vitiano, però, si apre un mondo davanti e ti accorgi che quello che deve arrivare vale da solo il prezzo del biglietto. Peccato che io ero già al limite e quando mi sono reso conto che il "biglietto" a quel punto non prevedeva i titoli di coda della girata era già troppo tardi! Lignano era davanti, e malgrado i km fatti c'era da arrivare in cima.
Qui è cominciato il calvario...
Furbescamente il sabato prima, non avendo avuto tempo per unirmi agli esploratori di Poti, mi ero comunque regalato una trentina di km. di piano per incrementare il fondo, e probabilmente ne ho pagato le conseguenze. Sulle prime rampe le gambe sono diventate di legno e mi ha cominciato a volteggiare intorno "l'avvoltoio del biker", che mi andava ripetendo ossessivamente: "Tanto non ce la fai ad arrivare in cima, smetti finché sei in tempo, risparmiati questa fatica, gira in discesa, svolta..."
Mi sono guardato intorno, in basso, ed il mio sguardo si è fissato sulla maglia che indossavo... Con quella maglia indosso non è concepibile abbandonare o lasciare, o tirarsi indietro. "Che deceda s'io recedo!"
Ho buttato quindi il cuore oltre l'ostacolo, sperando di guadagnare quegli otto etti di peso in grado di alleggerire la salita, ma niente da fare. L'ascesa però è bellissima, tutta panoramica ed esposta, con una visuale ampia ed appagante.
Poi il tratto finale, dei divertentissimi tratti di discesa che ho però fatto con il cuore in gola e la vista annebbiata dalla fatica, sbagliando anche l'arrivo ad un certo punto. Una volta però tornato alla base i crampi assortiti mi hanno confermato che ogni goccia di energia era stata versata.
Botoli never die.
P.S. Per quanto riguarda il tracciato, mi veniva in mente che si potrebbe creare una piccola biblioteca dei sentieri botoli con annessa traccia gps, descrizione e/o giudizio, e votazione, fatta con teste di botolo che vanno da 1 a 5. Nel caso in questione, facendo una media tra i bellissimi tratti e quelli un po' più noiosi, 4 botoli su 5 direi che potrebbe essere il suo voto.
P.P.S. Nota di ammirazione sconfinata per Fra.ar e Alex. In salita sono andati come dei treni e non hanno mai abbandonato chi rimaneva in retrovia. Alex, poi, si è praticamente fatto due volte il percorso, visto che nei tratti più impegnativi tornava in giù e poi li risaliva con il sottoscritto. Impressionante!